Il drone gregario X-Bat di Shield AI si avvicina al primo volo, con un calendario che prevede test in Kansas e un obiettivo operativo per il 2029. L’azienda, in collaborazione con la Marina statunitense, mira a integrare il velivolo nel sistema di combattimento esistente senza compromettere le operazioni attuali. Il progetto, che si colloca tra un caccia con pilota e altri CCA sul mercato, ha ricevuto un finanziamento aggiuntivo da parte del Pentagono per 150 milioni di dollari, portando il totale dei fondi a 400 milioni. L’obiettivo è aggiungere potenza di combattimento “senza compromettere le operazioni esistenti”, come ha spiegato J.J. Cummings, responsabile delle soluzioni per la Marina.
Test in Kansas e obiettivo operativo nel 2029
I test del drone X-Bat si svolgeranno in Kansas e procederanno per gradi, partendo dall’accensione del motore in orizzontale e poi in verticale sul veicolo di lancio e recupero. Seguiranno prove con il drone sospeso a una gru e infine i voli liberi. L’obiettivo, come ha spiegato Cummings, è integrare il drone nel sistema delle portaerei senza intaccare le operazioni attuali. La Marina punta a renderlo operativo già nel 2029, nell’ambito del programma Runway Independent Maritime Expeditionary Strike (Rimes). Il drone, spinto dal motore F110, dovrebbe costare circa 27 milioni di dollari a esemplare, un prezzo inferiore a un caccia con pilota ma superiore a molti altri CCA sul mercato.
Integrazione con le portaerei e mobilità operativa
Il drone X-Bat è progettato per operare da navi d’assalto anfibio e basi marittime di spedizione, permettendo di moltiplicare gli stormi imbarcati senza intaccare quelli delle portaerei. Secondo Armor Harris, responsabile della divisione velivoli di Shield AI, il posizionamento del drone è fluido e si adatta alle esigenze operative. Il veicolo di lancio, ora semovente, è il cuore del concetto operativo, permettendo al drone di muoversi in modo autonomo e di disperdersi lontano dalle piste, bersaglio privilegiato di missili e droni. In mare, la logica è altrettanto dirompente, con un’idea di operatività che si estende a diverse tipologie di navi e basi.
Le incognite però restano molte. Il decollo verticale in posizione di coda, pur promettente, è stato tentato più volte in passato senza successo, e la sua validità è ancora da dimostrare. Il progetto mira a raggiungere un velivolo completo entro il 2028 e a iniziare la produzione in serie nel 2029, un obiettivo estremamente ambizioso. Il primo prototipo a grandezza reale dovrebbe essere svelato entro fine ottobre. La Marina, con il supporto di Shield AI, punta a un futuro in cui i droni gregari diventino una componente essenziale del combattimento moderno.
La Marina ha espresso un interesse significativo per il progetto, con un obiettivo di integrazione con lo stormo delle portaerei. Il drone, in grado di operare in modo autonomo e di disperdersi lontano dalle piste, potrebbe rappresentare una soluzione innovativa per migliorare la capacità di combattimento senza compromettere le operazioni esistenti. La combinazione di finanziamenti e tecnologia sembra portare il progetto verso una fase di concreta realizzazione, anche se le sfide tecniche restano numerose.
Il drone X-Bat, con il suo motore F110 e la sua capacità di decollo e atterraggio in verticale, rappresenta un passo avanti significativo nel settore dei CCA. La sua integrazione con le operazioni navali potrebbe aprire nuove possibilità per la Marina statunitense, permettendole di espandere la sua capacità di combattimento senza ridurre il numero di velivoli operativi. Il progetto, però, richiede ulteriori test e verifiche per garantire la sua efficacia e la sua sicurezza.



