Centinaia di ragazze e ragazzi tra i 15 e i 20 anni hanno risposto a un questionario anonimo sul loro rapporto con il telefono e la vita online. Il progetto “Connessioni fragili” ha rivelato una realtà complessa: per molti, il telefono non è solo una distrazione, ma un luogo di rifugio, di connessione e di isolamento. I dati e le testimonianze raccolte mostrano una dualità tra sollievo e sofferenza, tra libertà e dipendenza, tra connessione e distanza.
Il telefono come rifugio e trappola
Il 63% dei partecipanti ha dichiarato che qualcosa vissuto online l’ha fatto sentire meglio, meno solo o più sostenuto. Tuttavia, il 56% ha rivelato di dormire spesso più tardi di quanto avrebbe voluto per colpa del telefono. «Per alcuni è come stare in un fronte di guerra senza difese, senza nulla», scrive un quindicenne. La sensazione di essere giudicati è forte: quasi metà dei ragazzi ha cancellato o modificato un contenuto per paura di come sarebbe stato visto. Per me usare il telefono è ciò che mi aiuta a sentirmi meno sola e felice, ma allo stesso tempo è ciò che mi rende più sola e infelice, scrive una ragazza di 15 anni.
Nonostante i benefici, il telefono è anche un’arma a doppio taglio. «Qualche anno fa il mio telefono è stato aperto e analizzato da cima a fondo dai miei genitori. Questa cosa mi ha fatta sentire violata», racconta una ragazza di 16 anni. Da allora, i genitori conoscono solo una parte di lei. «Non serve a nulla dire “non usare il telefono” perché non cambia la situazione, ma fa solo sentire sbagliati», scrive una quindicenne. Una buona percentuale di adulti passa più tempo al telefono di un ragazzino, aggiunge un’altra.
La comunicazione tra genitori e ragazzi
Il 77% dei ragazzi ha rivelato che in famiglia si è discusso dei rischi di internet e dei social. Tuttavia, il 49% ha riferito che si è parlato «solo a grandi linee». Quando si chiede quanto gli adulti conoscano e capiscano la loro vita online, su una scala da 1 a 5, il 57% risponde 1 o 2. Solo il 13% risponde 4 o 5. «Siamo consapevoli anche noi che è una dipendenza e non fa bene stare sempre al telefono, ma è difficile allontanarsene», scrive una sedicenne. «A volte mi sento quasi in trappola», aggiunge una diciottenne.
Alcuni ragazzi chiedono più attenzione, non meno. «Ripensandoci adesso avrei desiderato più attenzione da parte dei miei genitori», scrive una diciottenne. «Non serve a nulla dire “non usare il telefono” perché non cambia la situazione, ma fa solo sentire sbagliati», scrive una quindicenne. «Una buona percentuale di adulti passa più tempo al telefono di un ragazzino», aggiunge un’altra. Il progetto “Connessioni fragili” è promosso da Anche Io APS con il supporto editoriale di VareseNews e la collaborazione della Fondazione Comunitaria del Varesotto. L’obiettivo è comprendere meglio il rapporto tra ragazzi e tecnologia, per trovare un equilibrio tra libertà e responsabilità. Il questionario, anonimo, è ancora aperto a chi ha tra i 15 e i 20 anni: form.jotform.com/262292346303049.



