Disordine e ordine: il sistema scolastico e i cassonetti in fiamme
La città nel caos. Un cassonetto in fiamme, una scuola a pezzi, proteste che si scatenano e un sistema che sembra non riuscire a tenere il passo con le esigenze. Il disordine appare come una svogliatezza alleata col tempo, ma è anche una forma di protesta che richiede attenzione. Oggi si parla di caos, ma si potrebbe anche parlare di disordine, una parola che indica il contrario dell’ordine, ma che ha una sfumatura quotidiana, più concreta. Il sistema scolastico, in particolare, sembra essere il bersaglio di questa tensione, con aule fatiscenti, personale insufficiente e un’immagine di disordine che si fa sempre più forte.
Il disordine non muta la forma, ma cambia la velocità con cui si verifica. L’energia usata per creare questo disordine rapido sarà comunque inferiore all’energia necessaria per rimettere le cose com’erano prima, e cioè in ordine. Se con una manata faccio cadere tutti i ninnoli da una mensola, per ricostituire la situazione iniziale (ninnoli sulla mensola, in ordine) dovrò aggiustare quelli rotti, con la super colla e la super pazienza, e comunque non saranno più come prima.
Il disordine come forma di protesta
Le proteste, spesso viste come caos, possono essere interpretate come un tentativo di riconquistare l’ordine. La libertà di chi cresce è una responsabilità collettiva, fisica e morale. Quando gli studenti manifestano, non solo chiedono risorse, ma anche un riconoscimento del loro diritto a un sistema scolastico funzionante. La lezione delle piazze francesi ci ricorda che il disordine, sebbene apparentemente distruttivo, può essere un modo per ricollocare l’ordine in un contesto diverso.
Il disordine lento, senza fiamme, è spesso più grande di quel che chiamiamo caos. Nessuno dà una manata alla scuola: basta non fare nulla, per anni. L’immaginazione esiste a favore di un ordine più generale, e può essere l’arma per creare un cambiamento. Una donna cammina sulla battigia, le onde fanno un suono privo di struttura, ma lei canta. La sua voce resta distinta, eppure è il mare a prendere la misura del canto.
Sistemare un intero sistema scolastico richiede risorse pari a molte volte X, mentre sistemare un disordine creato da una manifestazione richiede risorse pari a X. Il disordine, pur essendo un fenomeno visibile, ha una complessità che va al di là del momento in cui si verifica. L’ordine ha una qualità morale, perché appartiene a chi fa fatica. Il sistema scolastico, con le sue sfide, diventa un simbolo di questa lotta tra ordine e disordine, tra fatica e svogliatezza. La città nel caos, ma non solo. Il disordine non è sempre distruttivo, ma può essere un segnale di protesta, di richiesta di cambiamento. L’immaginazione al potere è una forma di ordine che nasce dal disordine. La donna sulla battigia canta, e il mare la ascolta. Il disordine, in questo senso, non è mai definitivo, ma è sempre un inizio.



