Fabio Mauri torna a L’Aquila con una mostra che non è solo un omaggio al passato, ma una provocazione al presente. «Gli anni dell’Aquila», in mostra al MAXXI, è un’esperienza che mette in discussione il potere delle immagini, la manipolazione dell’informazione e la memoria collettiva. L’installazione, con opere che portano il segno di un’epoca lontana ma attuale, si propone come monito per il futuro, come ricordo di un passato che non dovrebbe mai tornare.
Un’arte che si confronta con l’ideologia
La mostra, promossa dal Comune dell’Aquila e realizzata in collaborazione con il MAXXI, si basa su un’esperienza vissuta da Mauri negli anni Settanta. L’artista, insieme all’amico Pier Paolo Pasolini, ha partecipato a una manifestazione fascista a Firenze nel 1938, quando aveva solo dodici anni. Da quel momento, l’idea di un’arte che si confronti con l’ideologia e il potere delle immagini ha trovato spazio nel lavoro di Mauri. «In cui il mare era il mare. La luna era la luna. E entrambe erano fasciste», scrive l’artista a proposito della bugia del fascismo.
Le opere non sono solo un ricordo, ma un monito per il presente.
Le installazioni presenti nella mostra, tra cui la serie degli arredi Arierwiege, sono un’esplicita critica alle classificazioni razziali e alla manipolazione delle immagini. Ogni oggetto, marchiato con la scritta «io sono un ariano», rappresenta un simbolo dell’assurdità di un’ideologia che cerca di ordinare il mondo in categorie. Tra i pezzi esposti, si trovano mobili, lenzuoli, valigie e mascherine, tutti contrassegnati con una scritta che mette in discussione il potere delle immagini e la loro capacità di influenzare la società.
Un’esperienza che coinvolge il pubblico
La mostra non è solo un’esibizione di opere, ma un’esperienza interattiva che coinvolge il pubblico. L’installazione immersiva, con pareti color arsenico e oggetti marchiati «ariani», crea un ambiente in cui lo spettatore è chiamato a confrontarsi con le ambiguità e le rimozioni della Storia. «Riportare in scena le sensazioni contrastanti di chi quel periodo lo ha vissuto veramente è un’esigenza», afferma l’artista. L’esperienza, che ha visto la partecipazione di giovani Balilla in divisa fascista, è un richiamo a non dimenticare il passato e a non permettere che ideologie simili tornino a prendere il controllo.
La memoria non è solo un ricordo, ma un monito per il futuro.
La mostra, che si svolge a Palazzo Ardinghelli, è accompagnata da un catalogo ragionato curato da Carolyn Christov-Baghiergev, che offre una panoramica approfondita del pensiero e della ricerca di Fabio Mauri. L’arte di Mauri, con la sua capacità di mettere in discussione il potere delle immagini e la manipolazione dell’informazione, rimane un monito per il presente e un invito a riflettere sul futuro.



