Padre Kizito, missionario comboniano, ha dedicato la sua vita a Nairobi e ai ragazzi di strada che vivono nei centri urbani del Kenya. La sua missione, nata da un’immagine di una rivista, lo ha portato in Africa, dove ha trovato un senso profondo al suo impegno religioso e sociale. «Non ho mai pensato di andarmene», dice, sottolineando la sua radicata decisione di rimanere in un continente che non conosceva e dove ha trovato una casa. Con il nome Kizito, scelto per identificarsi con l’Africa, il missionario ha trovato un simbolo che ha assunto un significato ulteriore nel corso degli anni, soprattutto nel lavoro con i bambini di strada.
Un nome che diventa simbolo
«Ho scelto il nome Kizito perché era il più piccolo dei martiri d’Uganda», racconta padre Renato Kizito Sesana. La scelta di un nome africano, facile da pronunciare, ha avuto un’evoluzione nel tempo, diventando simbolo del lavoro con i ragazzi di strada. «Non avevo mai programmato di fare questo lavoro, ma è cresciuta la consapevolezza di quanto ricevevo da chi incontravo», spiega. Il nome Kizito, originariamente scelto per identificarsi con l’Africa, è diventato un simbolo di una missione che ha trasceso le aspettative iniziali.
La missione non si limita ai centri urbani. Lavora anche in luoghi segnati dalla guerra, come il Sudan, dove ha fondato la comunità Koinonia. «La missione mi porta lontano dai centri, in luoghi dove la vita è difficile», dice. In questi contesti, il missionario ha trovato un’umanità da riconoscere e valorizzare, un’umanità che vive con la semplicità e la profondità del Vangelo. «In Africa il dare da mangiare è istintivamente un gesto spirituale», osserva, sottolineando una convivenza tra materia e spirito che, a suo parere, è persa in molte culture occidentali.
La sua missione ha portato a risultati tangibili. A Nairobi, nei centri dove opera, sono passati circa 3.500 ragazzi e ragazze. Dietro quel numero ci sono vite che hanno trovato una possibilità dopo la strada, la droga e la perdita dei legami. «Ci si sente contenti di aver fatto qualcosa di buono nella vita», dice, riconoscendo il valore di ogni incontro e di ogni gesto di solidarietà. «Nello stesso tempo, si ringrazia il Signore, che certamente ha lavorato più lui di me nel recupero di queste persone», aggiunge.
Un impegno che non ha mai abbandonato
Nonostante i rischi e le difficoltà, padre Kizito non ha mai pensato di tornare in Italia. «Non ho mai pensato di andarmene», dice, sottolineando la sua decisione radicata. Anche nei momenti più difficili, ha scelto di rimanere. «Ho avuto dei momenti in cui ho pensato che magari sarei stato travolto e sarei morto di dolore qui, ma non di andarmene via», racconta. La sua missione, nata da un’immagine, è diventata un impegno duraturo, un lavoro che ha trasformato la sua vita e ha dato speranza a tanti ragazzi.
La sua storia è un esempio di come un impegno umano e spirituale possa trasformare la vita di tante persone. Padre Kizito, con la sua dedizione e la sua capacità di ascoltare, ha trovato un posto nel cuore di Nairobi e ha dato una possibilità a chi aveva perso ogni speranza. Il suo lavoro, radicato nel territorio e nel rapporto con le persone, è un simbolo di speranza e di solidarietà in un contesto complesso e spesso difficile.



