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sabato 10 Ottobre 2026

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Samuele Ciambriello chiede indulto responsabile: «Dati da bollettino di guerra, lo Stato viola la Costituzione»

Samuele Ciambriello, Garante dei detenuti in Campania, chiede indulto responsabile per ridurre sovraffollamento carcerario e rispettare diritti umani.

Samuele Ciambriello, Garante dei detenuti della Campania e portavoce della Conferenza nazionale dei garanti territoriali, ha firmato con convinzione l’appello per un indulto responsabile promosso da giuristi, magistrati e sostenuto dalla Conferenza Episcopale Italiana. L’iniziativa, a cui hanno aderito anche l’Anm, le Camere penali e la Cei, mira a ridurre la sovraffollamento delle carceri e a garantire un reinserimento sociale per i detenuti, evitando un “liberi tutti” che potrebbe aggravare la situazione. Ciambriello ha espresso preoccupazione per i dati allarmanti che descrivono un sistema carcerario in crisi, con oltre 65.900 detenuti a fronte di appena 46.358 posti disponibili, e con numerose violazioni dei diritti umani.

Emergenza carceraria: dati drammatici e rischio di violazioni costituzionali

La situazione delle carceri italiane è drammatica, con numeri che ricordano un bollettino di guerra. Secondo Ciambriello, i dati nazionali mostrano 55 suicidi e 196 morti da inizio anno, con un tasso di saturazione che mette in pericolo la dignità e la salute dei detenuti. In Campania, la situazione è tra le più critiche: duemila detenuti in più rispetto ai seimila posti disponibili. «Tenere stipate le persone in queste condizioni significa infliggere trattamenti inumani e degradanti», ha sottolineato Ciambriello, riferendosi a una violazione dell’articolo 3 della CEDU e dell’articolo 27 della Costituzione.

Indulto responsabile: clemenza differita e reinserimento sociale

«Firmare l’appello significa chiedere una risposta ad una situazione drammatica, incostituzionale e illegale», ha spiegato Ciambriello. L’indulto responsabile non è un “liberi tutti”, ma un gesto di clemenza ad efficacia differita, accompagnato da percorsi di formazione, lavoro e reinserimento sociale. L’obiettivo è ridurre la recidiva e garantire più sicurezza a tutti, senza compromettere la legalità. L’appello punta su un beneficio differito nel tempo, preparato da percorsi di accompagnamento, per evitare automatismi e ridurre la pressione sul sistema carcerario. «Tuttavia, nessun provvedimento sarà sufficiente senza un intervento radicale sulla salute e sulle strutture», ha concluso Ciambriello. L’emergenza richiede un piano di intervento che vada oltre la semplice riduzione del numero di detenuti, ma che includa una riorganizzazione delle strutture e una maggiore attenzione alla salute mentale e fisica dei detenuti. L’indulto responsabile, se approvato, potrebbe rappresentare un primo passo verso una soluzione più completa e duratura.

Un appello per la dignità e la legalità

La richiesta di indulto responsabile nasce da un forte senso di responsabilità verso la società e verso i detenuti. Ciambriello ha sottolineato che lo Stato non può pretendere il rispetto delle regole se è il primo a violarle. «Serve una risposta ad una situazione illegale e drammatica», ha affermato, ricordando che la sovraffollamento e le condizioni di detenzione non sono solo un problema numerico, ma un problema umano che richiede una soluzione radicale.

La campagna per l’indulto responsabile ha già riscosso un certo interesse, con l’adesione di diversi enti e professionisti. L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica e spingere le istituzioni a prendere una decisione concreta. «Non possiamo più limitarci a registrare con sdegno di maniera una tragedia quotidiana», ha detto Ciambriello, ricordando che la situazione delle carceri non è solo un problema di sovraffollamento, ma un problema di diritti umani e di rispetto della Costituzione.

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