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domenica 11 Ottobre 2026

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Cultura

Max Gazzè e la sua guerra dei trent’anni con se stesso

Max Gazzè presenta un concerto simbolo della sua evoluzione artistica a Spoleto, tra 432 hertz e una riflessione filosofica su identità e cambiamento.

Max Gazzè ha presentato a Spoleto un concerto che si è rivelato una profonda riflessione su se stesso e sulla sua evoluzione artistica. L’evento, parte del tour autunnale prodotto da OTR Live, ha visto l’artista confrontarsi con una versione di sé stesso, una sorta di guerra dei trent’anni. Il concerto, che ha visto l’artista suonare per intero il disco L’ornamento delle cose secondarie, è stato un’esperienza unica, in cui la musica si è trasformata in una disputa filosofica con se stesso.

Un’esperienza di confronto con se stesso

Il concerto ha visto Max Gazzè esibire una versione del suo lavoro che si distingue per l’uso di un diapason a 432 hertz, un’alternativa al 440 hertz convenzionale. Questa scelta non è solo tecnica, ma simbolica: un atto di indipendenza e di riconoscimento del diritto di un artista a scegliere le sue convenzioni. Il pubblico ha assistito a una performance in cui le silhouette sul palco, rappresentanti diverse versioni di Gazzè, si sono illuminate e si sono trasformate in una metafora delle sue molteplici identità.

Un’arte che si costruisce e si distrugge

La scenografia, composta da strutture simili a transenne metafisiche, ha creato un ambiente in cui le figure umane si stagliavano come ombre. Al centro della scena, una clessidra ha simboleggiato il tempo, un elemento che ha accompagnato l’artista per trent’anni. Il concerto ha visto l’uso di letture, affidate a una voce registrata, che hanno introdotto le sezioni del disco e del concerto, spesso contestando le convenzioni e le certezze del mondo moderno.

Le letture hanno portato a una riflessione su temi come l’identità, la trasformazione e la ricerca di sé. Il brano Io, Giuda, in particolare, ha rappresentato un momento di profonda introspezione, in cui il traditore più celebre della storia ha trovato una voce, un rimorso e una coscienza. Il pubblico ha assistito a un momento in cui le figure si scambiavano la luce, rendendo impossibile stabilire a quale identità spettasse il diritto di dichiararsi innocente.

Un’evoluzione senza fine

Il concerto ha visto Max Gazzè confrontarsi con una versione di sé stesso che ha scelto di abbandonare le convenzioni e di cercare nuove strade. L’uso di un diapason diverso, l’abbandono di certezze e l’accolta di imperfezioni hanno reso il lavoro un atto di ribellione e di riconoscimento. Il pubblico ha assistito a un processo creativo in cui le incertezze e le possibilità sono state parte integrante dell’esperienza. Il concerto ha chiuso con una riflessione su come l’identità artistica possa trasformarsi senza perdere la sua essenza. Max Gazzè ha riconosciuto al suo alter ego il diritto di cambiare, e l’alter ego ha riconosciuto al primo il diritto di essere ricordato. Il risultato è stato un momento di tregua, in cui l’artista ha trovato una forma di pace con se stesso, anche se la guerra dei trent’anni non ha avuto un vincitore.

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