Notizie verificate, aggiornate tutto il giorno

domenica 11 Ottobre 2026

Quotidiano online indipendente Aggiornamento continuo
Cultura

Montagne senza neve, il futuro dello sci si fa sempre più incerto

Il futuro dello sci si fa sempre più incerto a causa del riscaldamento globale, con un calo di neve previsto entro il 2050.

Le montagne si stanno svegliando senza neve, e il futuro dello sci si fa sempre più incerto. Entro il 2050, i giorni di neve a 2.000 metri di quota potrebbero ridursi di 15 a 20, un calo che mette in discussione la sostenibilità del turismo invernale. A spiegare il quadro è Alessandro Pezzoli, ricercatore di Meteorologia e climatologia del Politecnico di Torino, che ha partecipato a un convegno all’Università della Valle d’Aosta. Secondo lui, il riscaldamento climatico sta modificando radicalmente la stagionalità e la disponibilità della neve, con conseguenze dirette sul settore dello sci.

Il calo delle temperature minaccia la base del turismo invernale

Le proiezioni indicano un aumento delle temperature tra 1° e 4° entro il 2050, con un incremento ulteriore di 3,3° nella seconda metà del secolo. In particolare, la Valle d’Aosta, che ha registrato un aumento di 1,7° tra il 1974 e il 1995, potrebbe subire un ulteriore calo della neve. Tra il 1960 e il 2015, l’altezza massima della neve caduta ai 2.150 metri del lago di Cignana si è ridotta del 37%. Questo scenario mette in pericolo la base del turismo invernale, che dipende in gran parte dall’innovazione e dalla disponibilità della neve.

Un aumento delle temperature non va d’accordo con il concetto di neve. Inoltre, stando a delle ricerche, un vacanziere su quattro rinuncerebbe alla settimana bianca in caso di innevamento incerto. Alcune proiezioni mostrano una possibile riduzione del 13% di ricavi dello sci entro il 2050, mentre si potrebbe anche arrivare a un –33% tra il 2050 e il 2080 e fino a un –51% entro il 2100. Per capire come muoversi in futuro, occorre partire da delle basi chiare.

Le strategie ibride potrebbero salvare il settore

Nonostante l’innovazione tecnologica, come l’innevamento artificiale, non è una soluzione definitiva. Pezzoli ha spiegato che la tecnologia può aiutare solo alle quote più elevate e non è priva di conseguenze, soprattutto per l’uso dell’acqua. La sostenibilità dello sci dipende da 30 centimetri di neve per 100 giorni, un indice che non può essere ignorato. Per questo motivo, è necessario adottare strategie ibride, che combinino lo sci con altre attività outdoor, come il trekking o l’alpinismo. «Fino a 2.000 metri i comprensori rimarranno competitivi – spiega Pezzoli – sotto c’è la necessità di avere strategie ibride, che combinino sci e altre attività outdoor».

La sostenibilità del turismo invernale dipende anche dal rispetto delle normative ambientali e dal controllo delle emissioni. «Una riduzione delle emissioni ci consentirebbe di avere un riscaldamento più lento» ha sottolineato Pezzoli, che ha posto l’attenzione su una delle questioni fondamentali legate al cambiamento climatico: la quota. In Svezia, ad esempio, si stanno affrontando i problemi derivanti dalla neve che non arriva più come prima, un fenomeno che potrebbe colpire anche le Alpi.

Nonostante le sfide, il turismo invernale rimane un settore importante per l’economia. «Non è un settore che si può cancellare, perché perderemmo allo stesso tempo una fetta importante di Pil» ha detto Pezzoli. Tuttavia, per sopravvivere, è necessario rivedere le strategie e adottare nuove forme di attività che siano compatibili con il cambiamento climatico. La sostenibilità non è più solo una scelta, ma una necessità per il futuro dello sci e del turismo in montagna.

Leggi anche