L’Albania, da poco superata la fase di proteste che ha preso il nome di “Rivoluzione dei fenicotteri”, si trova a un bivio tra crescita economica e sfide istituzionali. Dalla fine di maggio 2026, il Paese è stato scosso da una serie di manifestazioni che hanno messo in discussione il modello di sviluppo e la gestione politica del Paese. La protesta, iniziata come reazione a progetti turistici su Sazan e Zvërnec, si è rapidamente estesa a accuse di corruzione, scarsa trasparenza e speculazione. Il Primo Ministro Edi Rama, al potere dal 2013, è diventato il bersaglio principale delle manifestazioni, con richieste di dimissioni che riflettono un malessere più ampio e che non risparmia l’intera classe politica.
Un Paese in fermento
La “Rivoluzione dei fenicotteri” ha preso il nome proprio per l’impatto dei progetti turistici sull’habitat naturale, in particolare la laguna di Vjosa-Narta, dove i fenicotteri rosa si riproducono. I progetti, promossi da aziende come Atlantic Incubation Partners e legati al fondo Affinity Partners di Jared Kushner, hanno suscitato preoccupazioni ambientaliste. Tuttavia, la protesta si è rapidamente spostata su questioni più ampie, coinvolgendo la gestione politica e economica del Paese. Le accuse non si limitano al danno ambientale, ma abbracciano anche la corruzione e la mancanza di trasparenza, elementi che mettono in discussione la legittimità del governo.
Un modello di sviluppo in bilico
L’Albania, pur avendo registrato una crescita economica e un boom del turismo, si trova a fronteggiare un problema sociale crescente: lo spopolamento, soprattutto tra i giovani. Secondo i dati della Banca Mondiale, la popolazione è scesa da oltre 3,2 milioni nel 1990 a 2,3 milioni nel 2025. Questo dato mette in luce una contraddizione: un Paese che si modernizza e si apre al turismo, ma che non riesce a trattenere la sua popolazione. L’OCSE ha segnalato che l’espansione del turismo e degli investimenti ha aumentato le pressioni ambientali, soprattutto sulle aree costiere. La questione non è solo ambientale, ma anche sociale, e riguarda la capacità del Paese di offrire opportunità a chi vive nel territorio.
La promessa dell’Albania “europea” si confronta con la realtà delle sue istituzioni. Il Primo Ministro Rama ha costruito una parte importante della sua legittimità attorno alla prospettiva europea, ma proprio l’accelerazione del processo di adesione rende più stringente il confronto tra la promessa e la realtà. L’UE ha interesse a accelerare l’integrazione dei Balcani occidentali, ma l’allargamento resta un processo basato sui risultati, non sulle scadenze politiche.
La “Rivoluzione dei fenicotteri” ha smesso di essere una protesta ambientale per diventare un simbolo di una domanda più ampia: su quale modello di sviluppo l’Albania sta scommettendo? L’Albania è uno dei Paesi dei Balcani occidentali che più rapidamente sta avanzando verso l’Unione Europea. Entro il 2025 ha aperto tutti i 33 capitoli negoziali e, nel luglio 2026, ha chiuso provvisoriamente i primi tre. Tuttavia, l’avanzamento dei negoziati mette alla prova l’applicazione delle riforme e la loro tenuta istituziale.
La Commissione europea chiede miglioramenti nella trasparenza, nella capacità amministrativa e nell’attuazione delle riforme. L’ambiente costituisce il capitolo 27 del negoziato, uno dei più complessi da chiudere, e Bruxelles ha espresso preoccupazione per il progetto e per il quadro legislativo sugli investimenti strategici nelle aree protette. La Commissione europea chiede miglioramenti nella trasparenza, nella capacità amministrativa e nell’attuazione delle riforme, oltre a garanzie sull’indipendenza della magistratura.
- Protesta ambientale che si estende a questioni istituzionali
- Contraddizione tra crescita economica e spopolamento
- Avanzamento dei negoziati UE ma sfide nella trasparenza e nella governance



