La Sardegna, con il suo patrimonio minerario e paesaggistico unico, sta vivendo un momento di rinnovato interesse grazie al Cammino di Santa Barbara, un percorso che unisce storia, natura e turismo sostenibile. Il cammino, lungo 500 chilometri e diviso in 30 tappe, si svolge nei territori del Sulcis-Iglesiente, Guspinese e Arburese, attraversando paesaggi minerari, villaggi fantasma, spiagge e un sistema dunale raro nel Mediterraneo. Il 2026 segna un ulteriore incremento dell’afflusso di pellegrini, con un aumento del 30% rispetto al 2025, portando a 40mila pernottamenti nel biennio 2024-2025. Il cammino, nato come forma di protesta civile nel 2000, oggi rappresenta un modello di turismo lento che si basa su una fruizione lenta, consapevole e rispettosa del territorio.
Un percorso che unisce passato e futuro
Il Cammino di Santa Barbara, dedicato alla patrona dei minatori, è stato ideato da Giampiero Pinna, geologo e figlio di un minatore, come forma di protesta civile per la creazione del Parco geominerario. L’idea si è concretizzata nel 2016 con la costituzione della Fondazione Cmsb, che oggi vede la partecipazione di 21 comuni e l’associazione Pozzo Sella. Il cammino, che si svolge lungo antichi sentieri, ha come obiettivo non solo la valorizzazione del patrimonio minerario, ma anche la rigenerazione di un territorio marginale e fragile. La sua crescita è testimoniata dai numeri: 4.671 credenziali emesse nel 2026 e un incremento del 30% nel 2025 rispetto al 2024.
Il cammino è frequentato soprattutto da giovani tra i 19 e i 35 anni, in gran parte donne, ma anche da persone over 50, in prevalenza dal nord Italia. La partecipazione di turisti stranieri, provenienti da Paesi come Germania, Spagna, Canada e Stati Uniti, conferma l’interesse internazionale per questa esperienza. Il cammino, che si può percorrere anche in bicicletta, è un esempio di turismo lento che si basa su una fruizione lenta, consapevole e rispettosa del territorio. La Fondazione Cmsb, che gestisce il percorso, offre informazioni dettagliate, tracce GPS e accesso a strutture come le “posadas”, ex casermette dei carabinieri trasformate in ostelli per i pellegrini.
Un’oasi di natura e conservazione
Il cammino attraversa anche l’oasi di Scivu, affiliata al Wwf, un’area protetta di 600 ettari che ospita specie rare come il cervo sardo e diverse specie di uccelli. La famiglia Atzedi, proprietaria dei terreni dell’oasi, ha voluto mantenere l’ambiente com’è, anche prima dell’introduzione di vincoli urbanistici per le coste. L’area è ricoperta da una macchia mediterranea e ospita specie come il giglio di mare, una pianta rara che fiorisce tra luglio e settembre. L’oasi è parte del progetto UE Life Safe for voltures, che mira alla conservazione del grifone in Sardegna.
La famiglia Atzedi ha deciso di chiedere l’affiliazione al Wwf per valorizzare i luoghi e la natura che loro conoscono sin da bambini. Il complesso dunale è ricoperto dalla macchia mediterranea, con olivastri, ginestre, filliree, mirto e maestosi esemplari di ginepro coccolone, sopravvissuti agli incendi e al taglio indiscriminato dell’uomo. Sull’ultimo lembo di dune prima della spiaggia, tra luglio e settembre fiorisce il giglio di mare, una specie altrove sempre meno diffusa, per lo sfruttamento dei litorali sabbiosi a fini balneari.
Il Cammino di Santa Barbara rappresenta un esempio di come un territorio marginale possa trovare un futuro attraverso il turismo sostenibile e la valorizzazione del patrimonio storico e naturale. Con un’offerta diversificata e un’esperienza unica, il cammino si sta affermando come un destino turistico di successo, in grado di attrarre visitatori da tutto il mondo e di contribuire alla rigenerazione del territorio. La credenziale, un “passaporto del pellegrino”, permette di accedere a sconti e servizi in strutture convenzionate, musei e siti d’interesse. Inoltre, dal 28 settembre è possibile assicurarsi contro gli infortuni al costo di cinque euro. «È una scelta che conferma la volontà di investire non solo nella valorizzazione del territorio, ma anche nella qualità e nella sicurezza dell’esperienza di chi decide di attraversarlo», commenta il presidente della Fondazione Cmsb, Mauro Usai.



