Notizie verificate, aggiornate tutto il giorno

lunedì 12 Ottobre 2026

Quotidiano online indipendente Aggiornamento continuo
Cultura

Ulisse on the Road, il mito diventa processo e denuncia la guerra

Ulisse on the Road trasforma il mito in processo, esplorando responsabilità e guerra attraverso la drammaturgia contemporanea.

Ulisse on the Road, spettacolo in scena a Reggio Calabria nel contesto del festival Balenando in Burrasca, propone una rilettura dell’Odissea che mette al centro la responsabilità individuale, il conflitto tra verità e giustificazione e le conseguenze delle azioni compiute. L’opera, prodotta da Officine Arti Jonike con drammaturgia di Katia Colica e regia di Maria Milasi, si presenta come un processo in cui Ulisse, l’eroe omerico, viene chiamato a rispondere delle proprie scelte. La struttura dello spettacolo assume la forma di un confronto tra i personaggi, in cui le motivazioni delle decisioni dell’eroe vengono messe in discussione, il potere esercitato e le giustificazioni costruite per sostenere la propria immagine.

Il mito come strumento per interrogare il presente

La drammaturgia di Colica si distingue per la sua coraggio e per l’intervento deciso sul testo mitologico, senza limitarsi a trasferirlo in un contesto contemporaneo. L’opera non si limita a ricostruire l’epica omerica, ma utilizza il mito come strumento per interrogare questioni attuali: la responsabilità delle proprie azioni, la tendenza a costruire versioni favorevoli dei fatti e la difficoltà di riconoscere il danno arrecato agli altri. Il processo a Ulisse costituisce il nucleo dell’impianto drammaturgico, in cui il protagonista tenta di difendere le proprie scelte e di ricondurre gli eventi a una narrazione che ne attenui le responsabilità.

La parola assume una funzione centrale nel processo, non solo come mezzo per ricostruire i fatti, ma come strumento attraverso cui il personaggio cerca di orientare il giudizio su di sé. La sua difesa rivela il meccanismo con cui il racconto personale può trasformarsi in un sistema di alibi, nel quale le ragioni dell’individuo finiscono per prevalere sulle conseguenze delle sue azioni. Americo Melchionda, che interpreta Ulisse, affronta il ruolo in maniera magistrale, con picchi di notevole intensità, lavorando sulla contraddizione tra il controllo che il personaggio esercita sul proprio discorso e le fragilità che emergono nel corso del confronto.

Le figure femminili e il potere nella narrazione

Le figure femminili, come Penelope e Circe, sottraggono Ulisse alla possibilità di controllare interamente il racconto. Penelope, interpretata da Kristina Mravcova, assume un ruolo importante nell’equilibrio della rappresentazione. La sua posizione supera quella tradizionalmente assegnatale nell’immaginario epico, legata soprattutto all’attesa del marito e alla fedeltà coniugale. Qui è una donna che prende parola, valuta gli eventi e rivendica il diritto di esprimere un giudizio autonomo.

La presenza scenica modifica la prospettiva da cui viene osservata la vicenda: il ritorno di Ulisse non è più il solo evento attorno al quale organizzare il racconto. Circa l’esperienza di chi è rimasto a Itaca e il prezzo pagato durante l’assenza dell’eroe acquistano rilievo. Circe, interpretata da Maria Milasi, si distingue per una presenza inquieta, collocata tra seduzione, alterazione e consapevolezza. La sua funzione non si esaurisce nel richiamo alla maga dell’Odissea: Circe interviene come una figura che impedisce la rimozione degli eventi e costringe gli altri personaggi a confrontarsi con ciò che preferirebbero non riconoscere.

La sua caratterizzazione richiama quella di una forza giudicante, capace di portare in superficie contraddizioni e verità taciute. Il confine tra lucidità e follia rimane instabile, ma proprio questa ambiguità rende il personaggio funzionale alla struttura del processo, nel quale le certezze dei protagonisti vengono continuamente messe alla prova.

Leggi anche