Un’azienda produttrice di pentole, Tefal, è al centro di un dibattito crescente in Francia, con cittadini e associazioni che accusano il gruppo Seb, titolare del marchio, di inquinamento da Pfas. Lo stabilimento di Rumilly, in Alta Savoia, è stato oggetto di due azioni legali promosse da residenti e organizzazioni locali, che denunciano emissioni diffuse di sostanze tossiche nell’ambiente. I dati raccolti da un rapporto dell’ispettorato ambientale francese del 31 marzo 2026, consultato da France 3 Alpes, mostrano che i Pfas sono presenti in quasi tutti gli scarichi monitorati, tra cui il Pfoa e il Gen-X, un sostituto non previsto nell’emissione da parte dell’azienda.
Contaminazione e rischi per la salute
Le analisi effettuate finora hanno rivelato livelli di esposizione preoccupanti. In un caso, la concentrazione di Pfoa nel sangue è risultata 22 volte superiore alla media francese rilevata dallo studio Esteban del 2019. La sostanza, estremamente persistente nell’ambiente e cancerogena per l’uomo, è oggi vietata nell’Unione Europea. Nel 2022, i residenti di Rumilly hanno scoperto che l’acqua potabile era contaminata da Pfoa, e ulteriori analisi hanno rivelato la presenza della sostanza anche nelle falde acquifere, nei laghi e nei fiumi.
Le emissioni di Pfas sono attuali, considerevoli e incontrollate, ha dichiarato Virgile Benoît, co-presidente di Agir Ensemble pour Rumilly et l’Albanais (Aera), a France 3 Alpes. La popolazione rimarrà esposta senza misure di protezione per molti mesi. Le associazioni locali hanno lanciato una petizione rivolta al Prefetto dell’Alta Savoia, chiedendo un’azione più decisa da parte dell’amministrazione e un aumento della pressione su Tefal per accelerare i provvedimenti.
Le azioni legali e le richieste delle associazioni
La prefettura, con un decreto del 29 aprile 2026, ha giudicato i livelli di inquinamento “molto elevati sulla base dei risultati iniziali”, imponendo all’azienda di ridurre le emissioni e intensificare il monitoraggio. Tefal, che ha utilizzato il Pfoa nel rivestimento antiaderente delle pentole fino al 2012, ha sostenuto che non può essere ritenuta l’unica responsabile dell’inquinamento storico di Rumilly. Tuttavia, le analisi del 2025 hanno rivelato la presenza di Pfas nelle emissioni atmosferiche provenienti dallo stabilimento, confermando la persistenza del problema.
Le associazioni chiedono nuovi controlli e analisi del sangue sulla popolazione, nonché l’avvio di studi ambientali e sanitari. L’azienda, pur affermando di rispettare le normative francesi e europee, chiede che l’inquinamento venga valutato sulla base di prove scientifiche solide, considerando tutte le possibili fonti. La situazione rimane in attesa di una risposta concreta, mentre i cittadini continuano a protestare per la salute e la sicurezza del loro territorio. Nel gennaio 2025, il programma investigativo “Complément d’enquête” di France 2 ha rivelato come lo smaltimento in discarica di rifiuti contaminati da Pfas da parte di Tefal potesse aver contribuito, almeno in parte, all’inquinamento diffuso che ha colpito Rumilly. L’azienda ha sempre sostenuto che la fabbrica non può essere ritenuta l’unica responsabile dell’inquinamento storico, ma le analisi successive hanno confermato la presenza di sostanze tossiche nell’ambiente, con conseguenze per la salute della popolazione.
Le associazioni locali, tra cui Cyclamen e France Nature Environnement 74, hanno sottolineato che le richieste per ridurre l’inquinamento non sono state soddisfatte. La petizione, indirizzata al Prefetto dell’Alta Savoia, chiede un’azione più decisa da parte dell’amministrazione e un aumento della pressione su Tefal per accelerare i provvedimenti. La situazione rimane in attesa di una risposta concreta, mentre i cittadini continuano a protestare per la salute e la sicurezza del loro territorio.



