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martedì 6 Ottobre 2026

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Gli studenti francesi protestano per un futuro equo e la mancanza di risorse per l’istruzione

Gli studenti francesi protestano per un futuro equo e la mancanza di risorse per l’istruzione, con scontri e repressione da parte delle forze dell’ordine.

«Lottiamo per il futuro che ci impediscono di immaginare», gridano gli studenti francesi in piazza, in un movimento che si estende in tutta la Francia. Dopo settimane di proteste, i ragazzi chiedono un futuro più giusto, ma la risposta del governo sembra essere la repressione. I cortei si svolgono a Parigi, con scontri tra manifestanti e polizia, e si registrano episodi di violenza e ferite gravi. «Se il governo non ci ascolterà continueremo a protestare. È solo l’inizio», assicura Soumaya, una delle voci principali del movimento.

Disuguaglianze e mancanza di risorse per l’istruzione

I ragazzi denunciano la scarsità di risorse per i licei e l’investimento preferenziale nell’esercito. «Non ci sono abbastanza risorse per i nostri licei, ma si preferisce investire nell’esercito», raccontano i manifestanti. Gabrielle, 16 anni, studentessa del liceo Suger di Saint-Denis, spiega che la situazione è critica: «Siamo arrabbiati perché non ci sono abbastanza risorse per i nostri licei. Si preferisce investire nell’esercito invece che nell’istruzione». La protesta è partita da quartieri popolari e si è estesa in tutta la Francia. «Perché, se vengo da una zona popolare, dovrei avere meno opportunità di chi vive a Parigi? Allo stato delle Banlieue non importa», dice Julie, di La Plaine Saint-Denis.

Repressione e rischi per i manifestanti

Le forze dell’ordine, in particolare i Crs, sono state accusate di utilizzare metodi eccessivi. «Non trovo normale che, solo perché proviamo a manifestare, veniamo aggrediti e oppressi», dice Giulia, figlia di madre italiana e padre francese. Alcuni studenti si sono rifugiati negli androni dei palazzi, mentre altri hanno versato acqua sugli occhi di chi è stato raggiunto dai gas lacrimogeni. A Lens, un ragazzo di 15 anni ha perso la mano sinistra nell’esplosione di una granata durante un intervento dei Crs. «Ti sembra normale che ci trattino così solo perché chiediamo un futuro più equo?», continua Julie. «Lottiamo per un futuro che ci impediscono di immaginare. Non abbiamo le stesse possibilità, le stesse università, gli stessi sogni. E poi ci dicono che non dobbiamo chiamarla segregazione».

Le indagini dell’Igpn, l’organo di controllo interno della polizia francese, hanno registrato almeno 11 episodi in cui manifestanti sono rimasti gravemente feriti. Il movimento ha visto anche il coinvolgimento di docenti e genitori, che si sono schierati al fianco dei ragazzi, formando catene umane tra studenti e forze dell’ordine. «È per questo che scendiamo in piazza al loro fianco: per evitare che vengano picchiati dalla polizia», dice Eluard, professore di storia e geografia. «Non trovo normale che, solo perché proviamo a manifestare, veniamo aggrediti e oppressi», dice Giulia. «Vogliamo solo un futuro migliore, non dovremmo essere condannati per questo».

«Il governo risponde alle nostre richieste con la violenza. Ed è triste, perché noi siamo pacifici e, quando siamo davanti al nostro liceo, non siamo mai noi a iniziare gli scontri. Sono i poliziotti», dice Soumaya. «Speriamo che il governo finalmente ci ascolti. E se non lo farà continueremo a protestare, continueremo a marciare. Perché è solo l’inizio». La protesta, che si svolge con cori come «Gazez-vous!», continua a muoversi verso Nation, con gli studenti che si battono per un futuro più equo e per un sistema educativo più giusto.

La repressione non è mai stata una risposta al nostro diritto di protestare.

Non siamo solo noi a chiedere un futuro migliore, ma anche i docenti e i genitori.

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