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mercoledì 14 Ottobre 2026

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Aggressioni a scuola in Europa: il culto degli stragisti e il rischio di emulazione

Aggressioni armate a scuola in Francia e Italia legate al fenomeno dei “Columbiners” e alla True crime community.

Un fenomeno che si sta diffondendo in diversi Paesi europei ha portato a aggressioni armate a scuola, con episodi che sembrano seguire un copione simile a quello di Columbine. In Francia, per la prima volta, la procura antiterrorismo ha collegato un attacco a scuola al “True crime community”, una rete online che venera gli autori di stragi come idoli. L’ultimo caso, avvenuto a Aubagne, ha visto un ragazzo di 14 anni aprire il fuoco in una scuola, ferendo insegnanti e personale, ma senza causare vittime. L’episodio ha suscitato preoccupazioni in Italia e Polonia, dove si registrano casi simili con un’identica meccanica di violenza nichilista.

Il culto degli stragisti e la True crime community

La True crime community, presente su piattaforme come TikTok, Telegram e Discord, si è rivelata un fattore chiave nella diffusione di un modello di violenza che si ispira a episodi come Columbine. I membri di questa comunità, definiti “Columbiners”, seguono video e contenuti che glorificano gli autori di stragi, trasformandoli in figure di riferimento. In Francia, l’inchiesta su Aubagne ha rivelato che il ragazzo coinvolto aveva seguito i video della Tcc e aveva ripreso l’aggressione con il telefono. La procura antiterrorismo ha aperto un’indagine per tentato omicidio e associazione a delinquere terroristica. La violenza diventa un contenuto, un modo per guadagnare status all’interno di una comunità online. In Italia, il 25 marzo a Trescore Balneario un tredicenne ha accoltellato una professoressa, mentre a Roma un altro studente ha spruzzato spray al peperoncino su una docente e l’ha colpita con un pugnale. In tutti i casi, la violenza sembra essere motivata da frustrazione scolastica, ma anche da un desiderio di notorietà e riconoscimento all’interno di una comunità online.

Un fenomeno globale: da Francia a Italia e Polonia

Non solo in Francia, ma anche in Italia e Polonia, si stanno registrando episodi di violenza armata a scuola che seguono un copione simile. A San Vito Lo Capo, un alunno delle medie ha colpito con un coltello il professore di tecnologia. Portava un casco integrale e trasmetteva la scena in diretta su un gruppo Telegram. «Mi ha colpito tre volte al petto, era impassibile», ha raccontato il docente. A Ostrołęka, un diciannovenne ha ferito nove persone in una scuola professionale. Aveva occhiali con telecamera e un canale Telegram collegato.

La polizia ha controllato circa 64mila scuole e ha fermato 117 persone, quasi tutte tra i 13 e i 19 anni, per il possesso di coltelli o per minacce online. In Polonia, tra il 7 e il 10 ottobre, tre attacchi hanno colpito istituti scolastici nella Masovia, la regione di Varsavia. Il giorno successivo, a Leszczydół-Nowiny, un quindicenne ha ucciso la custode di una scuola primaria, una donna di 37 anni, e ferito il preside e un insegnante. La polizia ha intensificato i controlli, con 20mila agenti che presidiano gli istituti.

Le autorità segnalano un aumento delle ricerche online di contenuti nazisti e di stragisti trasformati in idoli. In Italia, il 25 marzo a Trescore Balneario un tredicenne ha accoltollato una professoressa, mentre a Roma un altro studente ha spruzzato spray al peperoncino su una docente e l’ha colpita con un pugnale. In tutti i casi, la violenza sembra essere motivata da frustrazione scolastica, ma anche da un desiderio di notorietà e riconoscimento all’interno di una comunità online. La violenza nichilista, come quella osservata in questi episodi, si basa su una meccanica di emulazione: l’aggressione diventa un contenuto, un modo per guadagnare status all’interno di una comunità online. I ragazzi, spesso isolati e vittime di bullismo, trovano un senso di appartenenza e riconoscimento attraverso l’imitazione di stragi passate. In Francia, il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha parlato di «un’altra forma di violenza, un’altra forma di radicalità», sottolineando l’urgenza di interventi mirati.

La sfida è quella di contrastare un fenomeno che si sta globalizzando, ma che si nutre di isolamento, frustrazione e desiderio di riconoscimento. In Polonia, il primo ministro Donald Tusk ha definito il fenomeno «violenza nichilista», sottolineando il legame con ambienti di estrema destra. In Italia, le autorità stanno cercando di comprendere meglio il ruolo della rete online nel diffondere modelli di violenza, con un focus su contenuti che glorificano gli stragisti e promuovono un’identità di ribellione.

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