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mercoledì 14 Ottobre 2026

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Economia

Il commercio italiano affronta una crisi senza precedenti: per ogni negozio aperto quasi tre chiudono

L’Italia vive una crisi del commercio: per ogni negozio aperto quasi tre chiudono, con impatti su famiglie e economia locale.

Nel 2026, per ogni negozio che apre quasi tre chiudono, segnando una crisi senza precedenti per il commercio italiano. L’instabilità economica, i costi energetici e la pressione fiscale hanno messo in ginocchio molte attività locali, con conseguenze profonde per famiglie e imprese. Secondo i dati forniti da Confesercenti, il presidente Nico Gronchi ha sottolineato come quattro anni di tensioni internazionali, shock energetici e inflazione abbiano costato all’Italia quasi 52 miliardi di Pil reale, pari a circa 2.400 euro a famiglia, e 34 miliardi di minori consumi.

Costi energetici e inflazione pesano sulle famiglie

La crisi del commercio è legata a una serie di fattori complessi, tra cui l’aumento esponenziale dei prezzi dell’energia. Tra gennaio e settembre 2026, il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è salito del 57%, mentre quello del gas è più che raddoppiato. Dall’inizio dell’anno, benzina e diesel sono rincarati rispettivamente del 28,6% e del 30%, nonostante gli interventi di contenimento. I prezzi internazionali dell’energia superano del 90% quelli di un anno fa, e in Italia l’elettricità all’ingrosso costa oltre il 40% in più che in Germania, Francia e Spagna. Dal 2022, il caro-energia ha sottratto ai consumi oltre 30 miliardi di euro.

La pressione fiscale e l’evasione contribuiscono al declino

La pressione tributaria in Italia è salita dal 40,6% del 1996 al 43,5%, con un aumento del 56% nel recupero strutturale dell’evasione nel 2025. Secondo Confesercenti, restituire parte di queste risorse ai contribuenti avrebbe permesso di fermare la pressione fiscale al 41,5%, con circa 16 miliardi di crescita in più. Lo scorso anno, le grandi compagnie del web hanno pagato in Italia poco più di 500 milioni di tasse a fronte di oltre 70 miliardi di fatturato. In due anni, le multe europee a Google, Apple, Meta e X hanno superato i 7 miliardi di dollari.

La desertificazione commerciale e la crescita delle grandi piattaforme hanno sottratto alle economie locali circa 16,7 miliardi. In due comuni su tre manca almeno una tipologia di attività essenziale, e oltre mille comuni non hanno più neanche un negozio alimentare. Nel 2026, per ogni negozio aperto si sono registrate quasi tre chiusure: se la tendenza proseguirà, entro il 2034 le aperture rischiano di avvicinarsi allo zero.

Un futuro incerto per le imprese familiari

La crisi ha anche impatti demografici e sociali. Entro il 2050, l’Italia potrebbe perdere quasi quattro milioni di abitanti, con una popolazione in età lavorativa che scenderà da quasi due terzi a poco più della metà del totale. Resta ampio il divario tra generazioni: nel 2022, gli under 30 guadagnavano in media oltre un terzo in meno degli over 50. Nei servizi turistici e commerciali mancano oltre 300mila figure specializzate, e resta scoperto il 45% delle posizioni disponibili. Nel biennio 2027-2028 saranno rinnovati contratti per oltre 9 milioni di lavoratori, 2,5 milioni dei quali nel terziario: Confesercenti stima circa 18 miliardi di salario aggiuntivo. Il dumping contrattuale sottrae al solo terziario circa 1,4 miliardi. Per favorire una staffetta tra lavoratori senior e giovani, l’associazione propone di usare le eccedenze del Fondo di integrazione salariale dell’Inps, che ha un saldo di oltre 7 miliardi.

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