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mercoledì 14 Ottobre 2026

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Salute

Farmaci GLP-1, il 88% dei pazienti non assume proteine sufficienti: «Mangiare meno non significa mangiare meglio»

Uno studio mostra che il 88% dei pazienti in terapia con farmaci GLP-1 non raggiunge l’apporto proteico minimo. La qualità del dimagrimento dipende anche dall’alimentazione e dal monitoraggio.

Un recente studio presentato al Congresso europeo sull’obesità ha evidenziato che la maggioranza dei pazienti che assumono farmaci GLP-1, come semaglutide o tirzepatide, non raggiunge l’apporto proteico minimo necessario. L’88% dei soggetti in terapia non soddisfa i livelli raccomandati, un dato che solleva preoccupazioni per la salute muscolare e la qualità del dimagrimento. L’analisi, condotta su oltre 5.700 giornate alimentari registrate da 332 adulti con sovrappeso o obesità, ha rivelato un consumo di proteine inferiore rispetto a chi non utilizza questi farmaci. I dati mostrano un apporto medio di 53,8 grammi al giorno per i pazienti in terapia, contro i 62 grammi registrati nei non utilizzatori.

Monitoraggio nutrizionale e attività fisica

La qualità del dimagrimento non dipende solo dal farmaco, ma anche dall’alimentazione, dall’attività fisica e dal monitoraggio nel tempo. Valentina Vinelli, biologa e nutrizionista clinica al Centro per la Salute Metabolica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, sottolinea che «mangiare meno non equivale direttamente a mangiare meglio». L’importanza di un percorso nutrizionale adeguato è cruciale per evitare una riduzione della massa muscolare e garantire un dimagrimento sano. Il rischio aumenta quando l’apporto proteico non adeguato perdura nel tempo. L’attività fisica, in particolare esercizi di rinforzo muscolare, è altrettanto importante per mantenere la massa muscolare e migliorare la composizione corporea.

Il farmaco GLP-1 non agisce solo sulle sensazioni di fame, ma modifica anche il rapporto con il cibo e la struttura dell’alimentazione quotidiana. «Con l’avvento di queste terapie è emerso un concetto molto interessante, il food noise, letteralmente tradotto come “rumore del cibo”», spiega Vinelli. Questo fenomeno, che si osserva nei pazienti in terapia, indica una riduzione o assenza di pensieri legati al cibo, un effetto che molti pazienti descrivono come «un’altra persona». Tuttavia, è fondamentale sfruttare questa opportunità per educare i pazienti a pasti bilanciati e cadenzati, personalizzando il percorso nutrizionale per minimizzare gli effetti gastrointestinali indesiderati.

Monitoraggio ideale e segnali di allarme

La terapia con farmaci GLP-1 non deve essere considerata solo come un mezzo per perdere peso, ma come un’opportunità per migliorare la qualità della dieta e la salute generale. Rebecca De Lorenzo, medico specialista in Medicina Interna, sottolinea che «il percorso nutrizionale non ha come obiettivo principale la perdita di peso: quella il farmaco la ottiene in modo estremamente efficace». L’obiettivo è garantire un’alimentazione sana e un apporto nutrizionale adeguato, anche se la fame è ridotta.

Il monitoraggio ideale deve proseguire oltre le visite di controllo, e le piattaforme digitali stanno rendendolo sempre più possibile. I segnali di cui lo specialista deve potersi accorgere sono un calo ponderale troppo rapido, una stanchezza o una perdita di forza riferita dal paziente, pasti saltati in modo sistematico, effetti gastrointestinali che limitano l’alimentazione. L’obiettivo non è il numero sulla bilancia, ma una perdita di peso di qualità che migliora davvero la salute della persona.

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