Il precariato della ricerca pubblica italiana non può aspettare. Un comunicato congiunto delle precarie e dei precari di otto enti pubblici di ricerca, tra cui CNR, INAF, INFN, INGV, CREA, ISPRA, Stazione Zoologica Anton Dohrn e OGS, ha chiesto al Governo un intervento urgente per prorogare le procedure di stabilizzazione previste dalla Legge Madia, in scadenza il 31 dicembre 2026. La mobilitazione unitaria mira a tutelare migliaia di lavoratrici e lavoratori, salvaguardando competenze fondamentali per il Paese. La richiesta si basa su una situazione di crisi strutturale, con risorse insufficienti e bandi bloccati, che mettono a rischio la continuità del sistema di ricerca.
Stabilizzazione e risorse: la chiave per la continuità
Le risorse economiche necessarie per l’applicazione piena della Legge Madia sono indispensabili per evitare che migliaia di ricercatori e ricercatrici, pur in possesso dei requisiti, vengano esclusi da ogni percorso di stabilizzazione. Il rischio concreto è che, senza intervento normativo e finanziario, le professionalità già selezionate e formate all’interno degli Enti Pubblici di Ricerca vengano disperse, causando un danno irreparabile al sistema. La mobilitazione chiede, inoltre, la proroga della Legge Madia, estendendo sia il termine per la maturazione dei requisiti sia quello per l’espletamento delle procedure concorsuali.
Un sistema in crisi: anni di sotto-finanziamento
Il precariato negli Enti Pubblici di Ricerca non è un’anomalia contingente, ma il risultato di anni di sotto-finanziamento cronico del sistema della ricerca italiana. Un sistema che scarica l’incertezza sulle spalle di ricercatrici, ricercatori, tecnologhe, tecnologi, personale tecnico e amministrativo, anziché assorbirla con una programmazione seria e investimenti pubblici adeguati. Non è più tollerabile che il destino professionale di migliaia di persone dipenda da proroghe concesse all’ultimo momento, da risorse stanziate col contagocce o da bandi rinviati sine die.
La ricerca si fa con le persone: le stesse che oggi, unite, chiedono al Governo una scelta chiara e un sostegno reale e concreto all’intero comparto. I precari e le precarie di CNR, INAF, INFN, INGV, CREA, ISPRA, Stazione Zoologica Anton Dohrn e OGS intendono portare avanti una mobilitazione unitaria con iniziative pubbliche, presidi e ogni altra azione necessaria a far valere il diritto di migliaia di lavoratrici e lavoratori a un futuro stabile. Auspichiamo, inoltre, che attorno a queste richieste si costruisca una piena unità sindacale, condizione importante per dare forza alla vertenza e ottenere risposte concrete. La ricerca pubblica va finanziata perché il Paese cresca e si rafforzi. E la ricerca si fa con le persone: le stesse che oggi, unite, chiedono al Governo una scelta chiara e un sostegno reale e concreto all’intero comparto.



