La ex alta commissaria onu Navi Pillay, recentemente premiata per la pace, è al centro di accuse pesanti per aver potuto trasmettere i nomi di dissidenti cinesi a Pechino. Secondo le dichiarazioni di Emma Reilly, ex funzionaria che ha lavorato nello stesso ufficio, Pillay avrebbe ignorato l’avviso sulla consegna di 50 nomi degli oppositori alle autorità cinesi. Le email interne dell’Alto commissariato, tra cui una del 7 settembre 2012, documentano la richiesta del diplomatico cinese a Ginevra, Chen Can, per verificare l’accreditamento di alcuni attivisti. La comunicazione, con Reilly in copia, testimonia una trasmissione partita dall’ufficio di Pillay.
Le accuse e le email interne
Le accuse di Reilly, che ha perso il lavoro e dovette affrontare una controversia con l’ONU, sono supportate da alcune email interne dell’Alto commissariato. Tra queste, una del 7 settembre 2012, in cui il diplomatico cinese Chen Can chiedeva se le persone di un elenco allegato avessero richiesto l’accreditamento alla ventunesima sessione del Consiglio ONU per i diritti umani. La risposta di Lidiya Grigoreva, funzionaria dell’Alto commissariato, confermò che Dolkun Isa e He Geng si fossero accreditati all’evento. Lo scambio di messaggi, con Reilly in copia, testimonia una comunicazione partita dall’ufficio di Pillay.
Le email interne documentano una pratica che ha suscitato dibattito all’interno dell’Alto commissariato. Nonostante le email interne, non è stato ancora provato un nesso diretto con le attività delle Nazioni Unite, ma nel 2017 l’Alto commissariato ammise la pratica, sostenendo che non ci fosse alcun pericolo per gli attivisti. Tuttavia, Reilly perse il posto di lavoro e dovette affrontare una controversia con l’ONU. Anche Un Watch, organizzazione che si occupa di monitoraggio per l’ONU, ha rilanciato la denuncia di Reilly e contestato gli altri atteggiamenti di Pillay.
La controversia e le reazioni
Lo strano caso ha visto una sentenza del Tribunale amministrativo delle Nazioni Unite del 2023, che ha affermato che la denuncia iniziale sui nomi inviati alla Cina era stata esclusa dall’indagine interna scattata nel 2019. Nonostante le incongruenze e l’operato opinabile dell’ufficio per i diritti umani, Pillay ha ricevuto il Premio Nobel per la pace a distanza di più di un decennio.
La controversia ha coinvolto anche Dolkun Isa, attivista cinese, che ha denunciato le persecuzioni rivolte a lui e alla propria famiglia. Proprio lui, nel 2019, aveva affermato che il Consiglio ONU non avesse pubblicato i nomi dei dissidenti e che nessuno di loro fosse stato informato della trasmissione delle informazioni a Pechino. L’11 febbraio 2013, Eric Tistounet, capo del Consiglio per i diritti umani, ha spiegato che il ritardo nella conferma dei nomi «aggraverà la sfiducia dei cinesi nei nostri confronti». Allo stesso tempo, Emma Reilly aveva avvertito i suoi superiori del rischio di rappresaglie e chiesto di informare le organizzazioni interessate. Nonostante ciò, la pratica di trasmettere i nomi dei dissidenti cinesi all’autorità locale è rimasta un tema dibattuto all’interno dell’Alto commissariato, senza un chiaro riscontro con le attività ufficiali dell’ONU.



