La guerra non si ferma mai, né si limita a distruggere persone e infrastrutture. Il suo danno si estende al suolo, all’acqua, agli animali e all’ambiente, e può durare per decenni. È questo il tema centrale del saggio “Guerra e clima – L’ecocidio che distrugge la Terra”, pubblicato da Il Saggiatore e scritto dalla giornalista Stefania Divertito. L’opera, che si sviluppa tra scienza, storia e geopolitica, mette in luce come i conflitti non solo uccidano, ma anche affamino, ammalino e uccidano nel tempo, anche dopo la fine delle ostilità.
Un campo di battaglia distrutto: Verdun e il passato che parla al presente
Divertito inizia il suo saggio con un’immagine forte: un campo di battaglia sventrato a Verdun, in Francia, durante la Prima Guerra Mondiale. Il suolo, il suolo di Verdun, racconta ancora oggi le conseguenze di un conflitto che fu una delle più devastanti nella storia. Non si tratta solo di morti e feriti, ma anche di un impatto ambientale che si estende nel tempo. Basti pensare all’uso di napalm in Vietnam o all’uranio impoverito nei Balcani, che ha portato a malattie e danni irreversibili. Il passato, in questo caso, non è solo un ricordo, ma un’indicazione per il presente.
Un diritto che nasce con la guerra
Il saggio di Divertito non si limita a descrivere i danni ambientali delle guerre, ma si interroga anche sul diritto internazionale e su come esso stia recependo una nuova sensibilità sull’ambiente. L’autrice mostra come il filone di studi sugli impatti ambientali delle guerre stia contribuendo a un diritto espressamente legato a questo tema. Un esempio concreto arriva da Pavlo Kartashov, viceministro ucraino dell’Economia, dell’Ambiente e dell’Agricoltura, che ha portato alla COP 30 di Belém, nel 2025, i dati sull’impatto ambientale dell’aggressione russa. «Un Paese aggredito, che avrebbe potuto fermarsi alle proprie vittime, decideva di contare anche il suolo, l’acqua, gli animali, ciò che la guerra distrugge senza che nessuno ne raccolga la voce», scrive Divertito.
Questo atteggiamento non è solo un atto di coraggio, ma anche un passo verso un riconoscimento del fatto che l’ambiente non è un elemento secondario nella guerra, ma parte integrante del danno. Il libro sottolinea come il riconoscimento di questo danno non sia mai stato ovvio, né irrispettoso. Al contrario, è un atto di responsabilità, che permette di costruire un diritto più completo e inclusivo. Divertito ha realizzato interviste esclusive, come quella a Borys Indichenko, Capo della Procura Specializzata per l’Ambiente in Ucraina. L’autrice dedica un’intera sezione di 30 pagine a spiegare come si calcola il danno ambientale di un conflitto, oggi e per il futuro. Questo approccio scientifico è accompagnato da un forte invito a riflettere: non si tratta solo di numeri, ma di un’idea di fondo, che riconosce Homo sapiens come parte dell’ecosistema e non come una specie estranea. Solo considerando erroneamente l’umanità come un’entità separata dall’ambiente, si potrebbe giustificare il considerare i crimini di guerra ambientali come semplici danni collaterali.
Divertito sottolinea come l’ecocidio non riguardi solo l’ambiente, ma anche gli umani. L’idea di Gaia, elaborata da James Lovelock e Lynn Margulis, che vede la Terra come un sistema in cui tutti siamo ingranaggi, è una visione che ha radici nella scienza e nella filosofia. Non si capisce perché, quindi, per la guerra questa idea sia messa in stand-by, creando un doppio standard che appare inconciliabile con la scienza e la morale.
- Il saggio di Stefania Divertito è un’inchiesta rigorosa e completa.
- Il libro si interroga sul diritto internazionale e sull’ambiente.
- Divertito mostra come il danno ambientale della guerra non finisce mai.
Con il suo saggio, Stefania Divertito non solo racconta la guerra, ma anche il suo impatto sull’ambiente e sul futuro. Un libro che non si limita a descrivere, ma a chiedere: perché il danno ambientale della guerra non viene mai contato? E perché, allora, dobbiamo continuare a ignorarlo? La risposta, come sottolinea l’autrice, non è solo un dato, ma un’idea, un’idea che deve essere riconosciuta e presa in considerazione.



