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venerdì 16 Ottobre 2026

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Salute

Il Papa ricoverato e i bambini del Bambino Gesù: “Tu come stai?”

Il Papa ricoverato e i bambini del Bambino Gesù: domande di preghiera e solidarietà.

Il Papa ricoverato, Leone XIV, ha visto da vicino i piccoli pazienti del Bambino Gesù, che lo pregano e gli chiedono: “Tu come stai?”. Il cappellano dell’ospedale, don Romano De Angelis, ha raccontato come i bambini, pur malati, si prendano cura degli altri, anche del Pontefice. La domanda arriva rovesciata: non è il Papa a chiedere loro come stanno, ma i bambini a chiedere al Papa come sta. Questo scambio di attenzione e preghiera ha creato un momento di profonda empatia e spiritualità, in un contesto di salute e solidarietà.

La preghiera dei bambini e la vicinanza del Papa

Il cappellano ha spiegato che i bambini, a differenza degli adulti, non sono egoisti e sanno chiedere anche agli altri: “Tu come stai?”. Questo atteggiamento di umiltà e solidarietà ha reso il momento con il Papa un’esperienza unica. Mentre il Pontefice era ricoverato al Policlinico Gemelli per un intervento chirurgico, i bambini dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù hanno partecipato al rosario e hanno inviato disegni con l’augurio di rivederlo presto. La preghiera, per loro, non è solo un atto religioso, ma un modo per esprimere affetto e speranza. Un bambino venezuelano ha portato al collo il rosario del Papa, esprimendo la sua gratitudine e il suo desiderio di essere vicino al Pontefice. La sua famiglia, pur dovendo pagare una multa per i biglietti aerei, ha rifiutato ulteriori aiuti, dicendo: “No, no, Padre, basta”. Questo gesto ha sottolineato l’importanza della preghiera come forma di amore e dedizione.

Un’attesa senza pretese e un’esperienza di vicinanza

Le famiglie che sperano di incontrare il Papa lo fanno con discrezione, senza pretese. “Non c’è una pretesa, ma c’è un’attesa”, ha spiegato don Romano. Un esempio di questa attesa è stato un papà peruviano, che poco dopo l’elezione del Papa, con la figlia in gravi condizioni, si è sfogato con lui. Il Pontefice, in un momento di privacy, ha benedetto la bambina attraverso la foto sul cellulare. Questo gesto ha dimostrato come la preghiera e la vicinanza possano superare le distanze e le barriere.

Un bambino di Gaza ha chiesto al cappellano di restare con lui, ricoverato in area rossa. Quando lui si allontanava per celebrare la messa, il bambino gli faceva segno con la mano di restare. Questo momento ha sottolineato come la preghiera e la vicinanza possano creare un legame profondo e significativo. Il cappellano ha anche ricordato Giuseppe, morto a quattordici anni, che alla nonna aveva confidato: “Non ho paura, Gesù è con me”. La sua morte ha trasformato il padre, un carabiniere, in un figlio del suo figlio. Questo episodio ha dimostrato come la fede e la preghiera possano superare le sofferenze e trovare un senso nella vita.

Il movimento si è invertito: da chi pregava per i bambini, il Papa è diventato chi riceve la loro preghiera. Questo scambio ha creato un momento di profonda empatia e spiritualità, in un contesto di salute e solidarietà. Il Papa, con la sua genuinità e vicinanza, ha reso possibile questa connessione tra umanità e spiritualità.

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