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venerdì 16 Ottobre 2026

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Il reddito di restanza in Campania: mille euro al mese per restare in luoghi abbandonati

In Campania, i Cinque Stelle propongono un reddito di restanza per incentivare la permanenza in aree interne abbandonate, ma la proposta suscita critiche per la sua realizzabilità.

La Campania, sotto la guida di Roberto Fico, vede i Cinque Stelle presentare una proposta di legge volta a incentivare la permanenza in aree interne attraverso un reddito di restanza. La misura, denominata «Misure di contrasto allo spopolamento dei piccoli comuni delle aree interne della Campania», prevede un contributo mensile di mille euro per chi risiede in Comuni con meno di duemila abitanti. La proposta, depositata in Consiglio regionale lo scorso 12 ottobre, è stata assegnata alla Prima Commissione per le valutazioni generali e alla Seconda per il parere finanziario. Non è ancora in vigore, ma l’iter è stato ufficialmente avviato.

Un’idea che sembra non conoscere i limiti

La proposta punta a creare una «restanza attiva», ovvero un contributo legato alla realizzazione di iniziative culturali, educative, ambientali o imprenditoriali che rispondano ai bisogni della comunità locale. Per ricevere il reddito, i beneficiari devono presentare un progetto di utilità sociale, culturale, educativa, ambientale o di innovazione digitale. Il progetto dovrà essere valutato da una commissione regionale, dopo un parere motivato del Comune. I beneficiari non potranno sostituirsi tra loro, e in ogni Comune non potranno esserci più di cinque beneficiari contemporaneamente.

La proposta, tuttavia, non tiene conto della realtà dei territori campani, dove la povertà e l’abbandono sono una realtà quotidiana. La struttura del bando non sembra adattarsi alle condizioni reali dei Comuni ultraperiferici, dove l’accesso ai servizi e alle infrastrutture è limitato. Per esempio, il contributo per chi vuole subentrare in un’attività già esistente scende a ottocento euro al mese per diciotto mesi, ma se il beneficiario guadagna, l’assegno diminuisce.

Un’alternativa non sufficiente

Molte critiche arrivano da chi sostiene che il reddito di restanza non risolve i problemi reali del Mezzogiorno. «Sarà sufficiente organizzare due edizioni della sagra della castagna o del porcino in un paesino pseudo-montano», scrive un commento, «o mettere in scena uno spettacolo teatrale in due atti, magari uno per anno, ma scritto da un autore locale scomparso». La proposta, inoltre, non tiene conto delle infrastrutture e della logistica, che in molti Comuni ultraperiferici sono inesistenti. «Apri un’azienda per il confezionamento delle mozzarelle, ma cosa importa se per arrivare nel Cilento devi percorrere centinaia di chilometri su strade sconnesse?», si chiede un lettore.

La proposta dei Cinque Stelle non sembra rispondere alle esigenze reali delle comunità campane. Molti sostengono che le politiche regionali non hanno mai investito in modo significativo nelle aree interne, e che il reddito di restanza non è una soluzione concreta. Le proposte serie e sparite, come l’Alta Velocità della linea Napoli-Bari, non sono mai state realizzate. La gestione delle aree interne, inoltre, è spesso caratterizzata da una logica di elemosiniera, con briciole e bonus che non risolvono i problemi reali. La proposta dei Cinque Stelle, quindi, non convince né i cittadini né gli esperti.

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