La polizia di Colonia ha sequestrato un robot umanoide dopo che sarebbe stato coinvolto in un episodio di contatto sessuale con una sedicenne. L’episodio, avvenuto il 10 ottobre 2026, ha suscitato dibattito su come attribuire la responsabilità di un atto illecito a una macchina. La ragazza, insieme a due amiche, si trovava davanti a un fast food quando il robot, alto circa un metro e venti, avrebbe toccato i glutei della ragazza e eseguito movimenti di connotazione sessuale. La polizia ha sequestrato il dispositivo insieme ai due telefoni cellulari dei sospettati, che avrebbero ripreso e trasmesso l’evento in diretta sui social network.
Responsabilità e controllo del robot
La questione giuridica si complica nel momento in cui si deve valutare il ruolo della macchina nel comportamento illecito. Se un essere umano utilizza una macchina per toccare qualcuno senza consenso, il ruolo di quella macchina nella realizzazione della condotta deve essere valutato giuridicamente. La polizia non ha ancora stabilito se il robot fosse controllato a distanza, se eseguisse movimenti programmati o se il comportamento dipendesse da sistemi automatici. La responsabilità penale non ricade direttamente sul dispositivo, ma si concentra su chi ne ha dato ordini o ha utilizzato le sue funzionalità in modo improprio.
La polizia distingue tra l’evento e il funzionamento del robot. Non attribuisce alla macchina una volontà propria, né afferma che fosse guidata da un’intelligenza artificiale. La descrizione non indica neppure come certo che qualcuno ne stesse comandando direttamente i movimenti. In sostanza, la polizia distingue ciò che ritiene avvenuto sulla strada da ciò che deve ancora dimostrare sul funzionamento della macchina.
Le ipotesi sul funzionamento del robot
Le indagini si concentrano su tre ipotesi: il robot potrebbe essere stato controllato a distanza, eseguisse movimenti preprogrammati o agisse in modo autonomo. La prima possibilità implica che un operatore avrebbe impartito comandi, lasciando all’elettronica di bordo il compito di gestire equilibrio e stabilità. La seconda ipotesi suggerisce che il dispositivo potesse riprodurre sequenze predefinite, mentre la terza richiede una ricostruzione dettagliata del software e delle condizioni operative.
La tecnologia dietro il dispositivo è complessa. Il robot è dotato di 20 gradi di libertà articolari, permettendogli di coordinare movimenti di gambe e braccia. Il controllo può avvenire tramite un controller manuale, senza necessariamente dipendere da un’intelligenza artificiale. Questo dato non prova che il robot sequestrato fosse un R1 Air, ma dimostra quanto siano accessibili capacità motorie una volta riservate ai laboratori di ricerca. La polizia sta esaminando le registrazioni video e i dispositivi sequestrati per ricostruire la dinamica dell’episodio. La questione sollevata a Colonia non riguarda solo la responsabilità del robot, ma anche il comportamento di chi lo possiede e lo utilizza.



