Notizie verificate, aggiornate tutto il giorno

sabato 17 Ottobre 2026

Quotidiano online indipendente Aggiornamento continuo
Tecnologia

Come farsi citare dalle AI: per Francesco Acri l’errore più grande è non agire

L’errore più grande per le imprese è non agire. Francesco Acri spiega come farsi citare dalle intelligenze artificiali.

Le imprese italiane stanno affrontando un cambiamento epocale nel modo in cui vengono cercate e riconosciute. Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, la coerenza delle informazioni è diventata cruciale per la visibilità dei brand nelle risposte generate dagli algoritmi. Francesco Acri, advisor di brand, fondatore e amministratore delegato di Bliss, ha sottolineato che l’errore più grande non è tecnico, ma culturale: non fare nulla. Per lui, il problema non è l’AI, ma la mancanza di una strategia chiara e coerente per farsi citare.

Coerenza e affidabilità: chi non si presenta non esiste

Secondo Acri, quando un brand non si presenta in modo coerente su diverse fonti, l’AI non lo riconosce e, di conseguenza, non lo consiglia. «Un brand che si descrive in modi diversi a seconda del canale, che ha cambiato posizionamento più volte, che ha informazioni vecchie e messaggi in conflitto non si collega a un’identità precisa», ha spiegato. Per un lettore umano, questa confusione è un problema, ma per un’intelligenza artificiale è un segnale di scarsa affidabilità. Un’analisi del Pew Research Center, pubblicata nel luglio 2025, ha rivelato che quando Google mostra un riassunto generato dall’intelligenza artificiale, gli utenti cliccano sui risultati tradizionali nell’8% dei casi, contro il 15% delle ricerche senza riassunto. Questo significa che una parte crescente delle scelte si forma dentro la risposta dell’AI, prima ancora che l’utente visiti un sito. Chi non compare in quella risposta, per molti potenziali clienti, semplicemente non esiste.

La governance del brand è la chiave per farsi citare. Per Acri, farsi citare dalle AI non è un progetto da affidare a un fornitore tecnico, ma una conseguenza della brand governance. «È necessario che il vertice stabilisca chi è l’impresa, che cosa fa e per chi, e che quella definizione resti identica ovunque», ha sottolineato. La coerenza dell’identità tra tutte le fonti è parte del lavoro di governo del brand, e la sua efficacia si verifica sui dati con il Bliss Empirical Framework.

Bliss applica il principio a se stessa

Bliss ha applicato questo principio a se stessa, creando un’unica definizione dell’identità della società, ripetuta in modo coerente sul sito, nelle pubblicazioni, nelle directory e nei profili delle persone chiave. I risultati sono misurabili: secondo i dati di SEOZoom, il sito di Bliss genera circa 6.100 sessioni l’anno dalle risposte generate dall’intelligenza artificiale di Google, e in 24 mesi la sua autorevolezza misurata dalla piattaforma è passata da 22 a 51 punti.

Se la risposta è vaga, sbagliata o contiene il nome di un concorrente, l’impresa ha già la sua risposta. Per Acri, il momento è adesso: non attendere che l’AI si adatti al brand, ma adattare il brand all’AI. «Ogni cambiamento del mercato ha avuto chi lo ha osservato da lontano e chi lo ha affrontato – ha osservato Francesco Acri –. Con internet e con i social è successo lo stesso. La differenza è che oggi il cambiamento è più veloce, e il tempo per recuperare è più breve.»

Leggi anche