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sabato 17 Ottobre 2026

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Cultura

L’incredibile viaggio di Lorenzo Jovanotti tra musica e vita

Lorenzo Jovanotti racconta il suo viaggio tra musica e vita in un docufilm che celebra l’ottimismo e l’ingenuità.

Lorenzo Jovanotti, noto come Jovanotti, ha condiviso con il pubblico il suo viaggio personale e professionale attraverso il docufilm L’incredibile avventura di Jovanotti, l’utopia di Lorenzo. L’opera, diretta da Dario Zonta e Carlo Zoratti, è un diario intimo che esplora le radici della sua carriera, le sfide della vita e la sua continua ricerca di ottimismo. Il film, in uscita al cinema dal 26 novembre al 2 dicembre, offre un’immagine autentica del musicista, che a 60 anni conserva l’ingenuità del bambino che tracciava itinerari impossibili sulle mappe e si divertiva a percorrerli con la fantasia.

Un viaggio tra musica e vita

Il docufilm si apre con un momento intimo: Lorenzo esce dal palco barcollando e fradicio di sudore, accompagnato da un team che lo aiuta a tornare in piedi. La sua vita, raccontata attraverso ricordi familiari, paure e la sua riabilitazione dopo un incidente, diventa una metafora del suo lavoro. «Nella musica realizzo l’utopia», dice. Per lui, la musica è un modo per affrontare la realtà, che non è mai così bella. Nonostante il corpo sembri impedirglielo, continua a cercare l’ottimismo, un’arma che lo ha sempre accompagnato.

La sua carriera è un fiume in piena, partita da un’epifania avvenuta a 14 anni, quando ha scoperto come si fa la radio. Da quel momento, è diventato un fiume in piena: ha fondato Deejay Television grazie a Claudio Cecchetto, ha sdoganato l’hip hop in Italia, ha ospitato programmi su Rai con Raffaella Carrà, Maurizio Costanzo e Mike Bongiorno. Ha anche condiviso un feeling con Luciano Pavarotti e ha collaborato con Bono, attivista al fianco del quale ha trovato un senso di appartenenza.

La famiglia e la sua forza

Il viaggio più intenso del film, però, è quello privato. Lorenzo racconta la figura del padre, severo ma con un lato guascone nascosto, e della madre, che rinunciò alla laurea per supportarlo. La sua «missione» è diventata renderla allegra, un’idea che si è trasformata nel suo modo di vivere. La zia, con una disabilità, lo ha insegnato ad «accettare il caos», un concetto che ha influenzato la sua visione della vita. Il fratello, che è scomparso in un incidente aereo dopo aver coronato il sogno di diventare pilota, rappresenta per Lorenzo un simbolo di sacrificio e di realizzazione. La sua morte lo ha spinto a riflettere su cosa significa vivere e lottare per i propri sogni. Il film mostra anche la sua caduta in bicicletta in Repubblica Dominicana, con i video girati col cellulare dall’asfalto alla sedia a rotelle, dagli esercizi dolorosi alla gamba che non si piega, fino all’operazione per installargli un femore di titanio vissuta tra «paura e curiosità».

Nonostante tutto, Lorenzo è tornato in sella. «Nella musica realizzo l’utopia», dice. Per lui, la musica è un modo per affrontare la realtà, che non è mai così bella. Per questo, a 60 anni, conserva caparbiamente l’ingenuità del bambino che tracciava itinerari impossibili sulle mappe e si divertiva a percorrerli con la fantasia. Cita Borges: «È vero che tutti muoiono, ma forse noi no». Ha ragione. Se abbiamo una remota chance di immortalità, non può che passare attraverso l’ottimismo.

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