Giulia Bertelli, 44 anni, maestra di scuola elementare a Settimo Torinese, ha raccontato come si sia messa a protezione del corteo studentesco a Torino, in piazza Castello, venerdì scorso, quando gli studenti si sono trovati a contatto con polizia e carabinieri. “Dovevamo difendere quei ragazzi”, ha detto, riferendosi al momento in cui i professori hanno formato un cordone per evitare che la protesta si trasformasse in una “macelleria messicana”. La maestra, segretaria provinciale del Cub Scuola, Università e Ricerca di Torino, ha spiegato come i docenti, in collaborazione con il sindacato di base, hanno cercato di mediare tra i ragazzi e le forze dell’ordine, in un momento di forte tensione.
Protezione e impegno sindacale
La protesta, che ha visto studenti e docenti in piazza, è stata accompagnata da tensioni con le forze dell’ordine, con idranti, cariche e sassi lanciati contro gli agenti. Giulia Bertelli ha raccontato come i professori, in assetto di protezione, hanno gridato agli agenti di fermarsi, cercando di evitare un confronto violento. “Non mi chiami professoressa, io sono una maestra di scuola elementare”, ha detto, ricordando i ventidue anni di impegno nel sindacato di base e l’esperienza come segretaria provinciale del Cub. La sua partecipazione al corteo non è casuale: “Per star vicino a quei giovani che si sono mossi in massa per parlare dei problemi di tutti”, ha spiegato.
Protesta che va oltre la scuola
La maestra ha sottolineato come la protesta degli studenti non riguardi solo le condizioni delle scuole, ma abbracci l’intero contesto sociale e politico. “Non parlano solo delle cose che interessano loro direttamente, tipo i soffitti delle scuole che talvolta cadono sulle loro teste, ma dimostrano di voler prendersi cura di tutto quel che è il mondo attorno a loro”, ha detto. Giulia Bertelli ha anche espresso preoccupazione per il rischio di infiltrazioni violente nel movimento studentesco, sottolineando come i ragazzi siano attenti e sappiano distinguere chi è veramente a loro fianco. “Sappiamo che questo rischio, in situazioni del genere, può verificarsi, ma i nostri ragazzi sono attenti, ne abbiamo anche parlato assieme”, ha aggiunto.
La protesta a Torino non è un evento isolato: in altre città, come Roma, si sono registrati scioperi e manifestazioni con migliaia di partecipanti, con episodi di tensione tra studenti e forze dell’ordine. La maestra ha anche riferito di aver partecipato a discussioni in classe per parlare di temi come il sindacalismo di base, sottolineando come “il sindacalismo di base è il sindacalismo delle persone”. La sua esperienza, sia come docente che come sindacalista, le permette di comprendere meglio le motivazioni e le preoccupazioni dei ragazzi, che si muovono in un contesto di crescente tensione sociale e politica.
Giulia Bertelli ha anche ricordato come i docenti, in collaborazione con il sindacato, abbiano deciso di risalire il corteo per cercare una mediazione fra i ragazzi e le forze dell’ordine. “Quello che avete visto un po’ tutti, insomma”, ha detto, riferendosi al momento in cui i professori si sono messi a protezione dei ragazzi. La maestra ha espresso la sua convinzione che le proteste giovanili siano un segno di attenzione verso il futuro del Paese, non solo per le condizioni delle scuole, ma per l’intero contesto sociale e politico.
La sua partecipazione al corteo non è casuale: “Per star vicino a quei giovani che si sono mossi in massa per parlare dei problemi di tutti, dalle scuole che non funzionano all’economia di guerra che sta vivendo questo Paese”, ha spiegato. La maestra ha anche sottolineato come i ragazzi sappiano distinguere chi è veramente a loro fianco, e come il rischio di infiltrazioni violente nel movimento studentesco sia un tema di preoccupazione, ma non di panico. La protesta a Torino ha visto la partecipazione di migliaia di studenti e docenti, con tensioni che hanno portato a episodi di violenza e di confronto con le forze dell’ordine. Giulia Bertelli ha espresso la sua convinzione che le proteste giovanili siano un segno di attenzione verso il futuro del Paese, non solo per le condizioni delle scuole, ma per l’intero contesto sociale e politico.



