La fotoreporter del Washington Post Heidi Levine ha raccontato di essere stata aggredita da coloni israeliani in Cisgiordania mentre documentava la raccolta delle olive da parte dei palestinesi. L’episodio ha turbato gli Stati Uniti, con il segretario di Stato Marco Rubio che ha espresso “molto turbamento” e ha esortato Israele a “intervenire con fermezza” contro la violenza nella regione. La Levine ha detto di aver visto uomini, coloni ebrei, nella valle di fronte a lei, e di essere stata colpita con bastoni e calci, con il rischio di essere ferita gravemente. “Non pensavo che sarei uscita viva da lì”, ha dichiarato la fotografa, che ha sostenuto che la versione dei fatti fornita dal premier Benyamin Netanyahu è “una menzogna assoluta e il più grande insulto”.
Dettagli dell’aggressione e attrezzatura protettiva
Levine ha spiegato che, mentre era in posizione di lavoro, un gruppo di uomini, almeno una ventina, si è scagliato contro di lei. Indossava una pettorina e un casco, ma è stata buttata a terra e colpita con bastoni. “Due medici e un’infermiera che mi hanno visitato sospettano che sia stato persino accoltellato ai glutei, forse con un coltello”, ha detto. Ha aggiunto che i coloni le hanno strappato le telecamere e le hanno rubato due borse e la custodia. “L’hanno fatto per continuare a derubarmi”, ha sottolineato. Sulla sua attrezzatura protettiva c’era scritto “Press”, un’indicazione che lei era una giornalista. Levine ha affermato che Netanyahu ha tutte le prove fotografiche.
Conflitti e esperienze passate
Levine ha sottolineato che ha seguito guerre e conflitti in questa regione per più di quarant’ anni. “Ho lavorato in Siria, ho lavorato in Ucraina”, ha detto. Ha spiegato che l’unica volta in cui ha visto qualcuno lanciare pietre è stato quando due dei suoi colleghi hanno cercato di farla scappare, e i palestinesi hanno cercato di allontanare i coloni da lei, lanciando pietre nella loro direzione per permettere ai suoi colleghi di correre avanti e salvarla. “Se non l’avessero fatto, probabilmente sarei morta”, ha detto. “Non pensavo di sopravvivere”.
Levine ha anche commentato le dichiarazioni di Netanyahu, secondo cui dei giovani israeliani l’avrebbero aiutata a rialzarsi. “Questa è una menzogna bella e buona e un insulto gravissimo”, ha affermato. Ha detto che i coloni non hanno cercato di aiutarla, tranne i suoi colleghi. “Non permetterò a questi delinquenti di fermarmi, sono semplicemente terroristi ebrei e stanno distruggendo l’immagine di tutti coloro che vivono in Israele, in tutto il mondo”, ha concluso. “Perché oggi, quando qualcuno sente la parola ‘israeliano’ o il nome ‘Israele’, l’unica cosa che gli viene in mente sono queste persone, e quello che mi hanno fatto ieri”.
- Aggressione a Heidi Levine in Cisgiordania
- Denuncia di Netanyahu come menzogna
- Conflitti e esperienze passate della fotografa
La situazione ha suscitato preoccupazioni internazionali, con il governo americano che ha espresso preoccupazione per l’escalation della violenza nella regione. La fotografa, con una carriera di oltre quarant’ anni in conflitti, ha espresso un forte senso di impotenza e dolore, ma anche una determinazione a continuare il suo lavoro nonostante i rischi. La sua esperienza rappresenta un caso emblematico di come la violenza possa colpire chi cerca di documentare la realtà in un contesto estremamente complesso.



