La Francia ha deciso di procedere con un progetto nazionale per sviluppare un nuovo caccia che sostituirà il Rafale, dopo il fallimento del programma Scaf, un’iniziativa franco-tedesca-spagnola che si è conclusa in un naufragio di collaborazione. L’obiettivo è creare un velivolo operativo entro l’inizio degli anni Quaranta, mantenendo il controllo tecnologico e operativo sul progetto, ma non escludendo collaborazioni internazionali. La scelta è stata ribadita dal generale Jérôme Bellanger, capo di Stato maggiore dell’Aeronautica e dello spazio francese, durante un’audizione alla commissione Difesa dell’Assemblea nazionale.
Un progetto nazionale per il futuro
Il progetto, denominato Avion de Combat du Futur (Acf), raccoglierà l’eredità tecnologica del programma Scaf, interrotto a giugno 2026 a causa di contrasti tra Parigi e Berlino, soprattutto sulla ripartizione delle responsabilità industriali. Bellanger ha spiegato che i progressi compiuti sul velivolo, sulla bassa osservabilità radar, sui droni e sui sistemi di connessione potranno essere recuperati. L’obiettivo è garantire la disponibilità del nuovo aereo per le missioni convenzionali già nel 2040, con l’introduzione del Rafale F5, la versione aggiornata del caccia francese, attesa per il 2035.
Il Rafale F5 servirà da ponte tecnologico verso la generazione successiva.
La scadenza del 2040 e il nodo nucleare sono legati alla deterrenza francese. L’Acf dovrà poter trasportare dal 2050 il missile nucleare aviolanciato ASN4G, destinato a sostituire l’attuale sistema di generazione precedente. Per rispettare questa scadenza, il nuovo aereo dovrà essere disponibile per le missioni convenzionali già nel 2040. Il Rafale F5 introdurrà tecnologie come lo Stratus RS, destinato a neutralizzare le difese aeree avversarie.
Due approcci per la sesta generazione
La decisione di Parigi segna una nuova divisione nella corsa europea ai caccia di sesta generazione. Il Regno Unito, l’Italia e il Giappone stanno sviluppando il Global Combat Air Programme (Gcap), un progetto internazionale che punta a mettere in servizio un nuovo sistema di combattimento aereo nella metà degli anni Trenta. Il Gcap e l’Acf rappresentano due approcci differenti alla stessa sfida: il primo nasce dalla condivisione di competenze, investimenti e responsabilità industriali tra tre Paesi, mentre il secondo punta a preservare il controllo francese sulle tecnologie e sulle capacità operative del futuro caccia.
La cooperazione non è finita, ma sarà organizzata su basi diverse.
Bellanger ha indicato in particolare il combat cloud, la rete digitale che dovrà collegare velivoli, droni, sensori e sistemi di comando. È uno dei pilastri dello Scaf che potrebbe proseguire anche dopo la fine del progetto comune sul caccia. L’obiettivo è evitare che le forze aeree europee si limitino a combattere una accanto all’altra, senza riuscire a operare come un sistema integrato. La partita della sesta generazione si giocherà così su due piani: da una parte, la capacità di costruire un aereo avanzato e mantenerne il controllo tecnologico; dall’altra, quella di farlo operare insieme ai sistemi dei partner. Per la Francia, l’autonomia sul caccia è una priorità. L’interoperabilità europea, invece, resta una necessità. L’industria francese, composta da Dassault, Safran e Thales, ha espresso la sua disponibilità a realizzare il progetto, ma resta da dimostrare che il programma possa rispettare tempi e costi previsti. La cooperazione con gli altri Paesi europei, pur non essendo più strutturale, rimane aperta, con l’obiettivo di mantenere un canale di collaborazione su temi come il combat cloud e l’interoperabilità.
- La Francia lancia un progetto nazionale per un nuovo caccia.
- Il progetto Acf raccoglie l’eredità tecnologica del programma Scaf.
- Il Gcap e l’Acf rappresentano due approcci diversi alla sesta generazione.
- La cooperazione europea rimane aperta, ma su basi diverse.



