Il progetto del nuovo ponte San Michele ha scatenato preoccupazioni tra i proprietari di venti case a Calusco e Paderno d’Adda, che temono di dover abbandonare le loro abitazioni o vedersi ridurre il valore delle proprietà. L’opposizione si fa sentire anche tra gli amministratori locali, che chiedono che il cantiere venga spostato lontano da abitazioni e paesi. La soluzione proposta, però, non convince tutti: il comitato Quartiere Ponte e Monastero dei Verghi di Calusco, guidato da Walter Previtali, sostiene che il ponte dovrebbe essere costruito più a valle, dove non ci sono case né paesi da attraversare.
Demolizioni e rischi per i proprietari
Secondo le informazioni disponibili, almeno una mezza dozzina di abitazioni dovranno essere espropriate e abbattute a Paderno d’Adda, mentre a Calusco potrebbero interessare una quindicina, forse di più. La situazione si complica ulteriormente con l’aggiunta di negozi e attività commerciali che potrebbero essere interessate dal cantiere. Previtali, presidente del comitato, ha espresso preoccupazione per i rischi che derivano da un trasloco, che potrebbe costare molto di più dell’acquisto di una nuova abitazione. Inoltre, i proprietari di case che resteranno in piedi temono un deprezzamento del valore immobiliare, a causa del traffico, dell’inquinamento atmosferico e acustico, e della vicinanza della ferrovia.
Un progetto a rischio di impatto ambientale
La costruzione del nuovo ponte San Michele, che richiede un investimento di 270 milioni di euro, si scontra con le preoccupazioni dei residenti. I tempi delle valutazioni sono slittati, e si teme che il progetto possa non soddisfare i criteri di impatto zero necessari per ottenere i fondi europei. Previtali ha sottolineato che non si è contrari alla costruzione del ponte, ma si chiede una soluzione alternativa che non metta a rischio la vita quotidiana dei cittadini. Non siamo contro la costruzione di un nuovo ponte che serve – ha detto – chiediamo solo che non venga costruito in affiancamento all’esistente, ma più a sud o più a nord.
La situazione si fa sempre più complessa, con la preoccupazione di un’emergenza che impatta non solo sulla viabilità, ma anche sulla vita quotidiana dei residenti. I proprietari di case, soprattutto quelli più anziani, si chiedono come potranno affrontare un trasloco, con i soldi che hanno a disposizione. Come si può chiedere a una persona di 80 anni di andarsene da casa propria, costruita o acquistata con tanti sacrifici? ha commentato Previtali, esprimendo la preoccupazione di un intero quartiere a rischio di essere in parte cancellato.
La questione non riguarda solo le case, ma anche le attività commerciali e la qualità della vita. I residenti temono che l’impatto ambientale e sociale possa essere troppo forte, e che il progetto non rispetti le esigenze dei cittadini. La soluzione, per ora, rimane incerta, ma la pressione dei proprietari e degli amministratori locali continua a crescere, chiedendo un piano alternativo che non metta a rischio la stabilità delle comunità locali.



