Warren Buffett, uno dei più grandi investitori al mondo, ha scelto di donare in vita parte del suo patrimonio per ridurre l’imposta di successione e garantire una gestione trasparente del suo lascito. Questo modello, però, non è replicabile in Italia per intero, ma alcuni elementi possono essere adattati. Il 14 luglio 2026, Buffett ha convertito 8.000 azioni Berkshire Hathaway di classe A in 12 milioni di azioni di classe B e le ha donate a quattro fondazioni di famiglia, tra cui la Susan Thompson Buffett Foundation e quelle guidate dai suoi figli. Questa strategia, sebbene non replicabile in pieno, offre spunti utili per chi vuole pianificare l’eredità in modo fiscali e trasparente.
Donazioni in vita e franchigia fiscale
La donazione in vita è uno strumento chiave per ridurre l’imposta di successione. In Italia, per coniuge e figli, la franchigia fiscale è di un milione di euro per beneficiario. Se un genitore dona un milione a ciascun figlio, le donazioni restano entro la franchigia e al momento della successione ogni figlio riceve un altro milione, di nuovo entro la franchigia. Questo significa che l’imposta complessiva scende a zero. Tuttavia, per somme di questo livello, la donazione deve essere fatta per atto pubblico davanti al notaio, con due testimoni, altrimenti potrebbe essere contestata.
La strategia di Buffett si basa su donazioni progressive e una pianificazione chiara.
Il 14 luglio 2026, Buffett ha convertito 8.000 azioni Berkshire Hathaway di classe A in 12 milioni di azioni di classe B e le ha donate a quattro fondazioni di famiglia. Questa donazione, sebbene non replicabile in Italia per intero, dimostra come la pianificazione in vita possa ridurre l’imposta di successione. Inoltre, il metodo di Buffett si basa sull’idea che il passaggio di un patrimonio si organizza in vita, per tappe, con regole chiare e con chi erediterà seduto al tavolo.
La legge italiana e la quota di legittima
In Italia, una parte del patrimonio è riservata per legge a coniuge e figli, i cosiddetti legittimari. Questa quota di legittima non può essere lasciata ad altri, né con il testamento né con le donazioni fatte in vita. Solo il resto, la quota disponibile, può andare liberamente a chi si vuole. Questo limite rende difficile replicare in pieno il modello di Buffett, che ha destinato il 99,5% del patrimonio a un trust di beneficenza. In Italia, un piano simile potrebbe essere impugnato dai figli, a meno che non venga adeguatamente strutturato.
La legge italiana impone limiti significativi alla libertà di disposizione del patrimonio.
La riforma del 2024 ha chiarito che, di regola, l’imposta su successioni e donazioni si paga quando i beni vengono attribuiti ai beneficiari, con le aliquote e le franchigie in vigore in quel momento e in base al grado di parentela con il disponente. In alternativa si può scegliere di pagare subito, al momento del conferimento dei beni nel trust, e in questo caso le attribuzioni successive non sono più tassate, ma se i beneficiari non sono individuati si applica l’aliquota più alta senza franchigie e l’imposta pagata in eccesso non viene rimborsata.
Il trust, quindi, non è una soluzione universale, ma può essere un’alternativa utile per chi vuole gestire il patrimonio in modo strutturato e trasparente. In Italia, però, la sua applicazione richiede attenzione e una pianificazione precisa, con l’aiuto di un notaio e di un consulente fiscale.



