Monica Busetto, operatrice sociosanitaria di Mestre, è in carcere da dodici anni per un omicidio su cui due sentenze hanno scritto verità incompatibili. L’omicidio di Lida Taffi Pamio, ottantasettenne, avvenuto nel dicembre 2012, ha visto Busetto condannata a venticinque anni per aver commesso materialmente il delitto. Tuttavia, in un processo separato, Susanna «Milly» Lazzarini, già coinvolta in un altro omicidio, ha confessato anche questo delitto, indicando Busetto come complice. La stessa sentenza, però, ha scritto che il ruolo di Busetto non ha trovato adeguato riscontro. La stessa partecipazione, quindi, è una certezza in un processo e un fatto non riscontrato nell’altro.
Due processi, due condanne, un dubbio inamovibile
La situazione appare paradossale: per lo stesso omicidio, due sentenze hanno scritto due verità diverse. Mentre una condanna Busetto come autrice materiale, l’altra esclude che abbia agito insieme a Lazzarini. Lo Stato ha un problema, ma per Busetto, in carcere, il problema è la libertà. La difesa, sostenuta da Le Iene, contesta l’identificazione del gioiello trovato a casa di Busetto e la traccia di DNA della vittima, attribuendo la contaminazione a errori di analisi. La Procura Generale di Venezia ha chiesto la revisione, ma la Corte d’appello di Trento ha respinto la richiesta nel 2024, considerando le sentenze conciliabili.
La stessa partecipazione è una certezza in un processo e un fatto non riscontrato nell’altro. La prova decisiva, la collana trovata a casa di Busetto con tracce di DNA della vittima, è al centro della nuova richiesta di revisione. La difesa sostiene che l’identificazione del gioiello e l’affidabilità della traccia siano contestabili, e che la contaminazione possa essere attribuita a errori di analisi. La Procura Generale di Venezia ha sostenuto la richiesta, ma la Corte ha disposto nuove testimonianze e ha rinviato al 13 novembre.
Una richiesta di revisione, due giudici che hanno già detto no
Hanno sollevato anche un’altra questione: due giudici della nuova revisione avevano già respinto la precedente richiesta e avevano prospettato l’opportunità di essere sostituiti. La Corte ha accolto la richiesta, ma ha anche riconosciuto i limiti della revisione. Busetto aspetta in carcere, mentre nessuno chiede al ministro di assolverla né al programma televisivo di sostituire i giudici. Il tempo necessario a sciogliere un dubbio, quando c’è una persona in cella, si misura in vita vissuta. Il codice di procedura penale richiede che la condanna venga inflitta oltre ogni ragionevole dubbio, e la Costituzione afferma la presunzione di non colpevolezza. La giustizia, però, non ha ancora risposto all’incongruenza tra due sentenze per omicidio. La richiesta di revisione, quindi, non è solo un atto legale, ma una richiesta di verità, di giustizia e di libertà.



