Nei giorni scorsi, tra le chat di studenti delle scuole superiori e delle università del Nord Italia, sono circolati messaggi allarmistici che parlavano di violenze e stupri indiscriminati. I contenuti, diffusi principalmente su WhatsApp e TikTok, mettevano in guardia su presunte aggressioni di gruppo che sarebbero avvenute martedì, senza specificare chi fosse l’autore. In alcune città, come Como, Pavia, Verona e Monza, alcuni studenti hanno rifiutato di andare a scuola per paura. Nonostante non ci fossero elementi concreti per confermare tali episodi, le forze dell’ordine hanno disposto un dispiegamento preventivo per evitare ulteriori tensioni.
Diffusione e contesto dei messaggi
I messaggi allarmistici sono stati condivisi in modo diffuso, spesso senza contesto, e hanno trovato spazio anche su TikTok, dove la maggior parte dei contenuti era riferita a città specifiche. Tuttavia, i temi erano simili: violenze, stupri e preoccupazione per la sicurezza. Alcuni studenti, come quelli dell’università IULM e della Cattolica, hanno espresso la volontà di non condividere informazioni non verificate e di attendere comunicazioni ufficiali. Al contrario, rappresentanti di altre università, come la Bocconi, hanno condiviso messaggi simili, pur senza confermare la veridicità degli eventi descritti.
Non è chiaro chi abbia dato inizio a queste catene di messaggi né come si siano diffusi in diverse città. Alcuni hanno ipotizzato che i contenuti fossero ricondotti alle violenze e ai disordini avvenuti nel weekend a Milano e in misura minore in altre città. I messaggi, spesso anonimi, parlavano di creare scompiglio nelle università, soprattutto quelle private, per prendersela con le persone ricche. Non sono circolati screenshot di conversazioni organizzative, ma solo racconti di segnalazioni non verificate.
Le forze dell’ordine hanno indagato per capire l’origine dei messaggi, ma li hanno ritenuti infondati.
Reazioni e misure preventive
Alcuni studenti hanno condiviso messaggi che invitavano a rimanere a casa, spesso accompagnati da frasi come “è importante” o “fate girare”. Questi contenuti hanno alimentato un clima di paura e preoccupazione, anche se non si è verificato alcun episodio violento. A Monza, ad esempio, sono state inviate pattuglie di polizia vicino alle scuole, ma non è stato segnalato alcun incidente. In alcune università, come la Bicocca, i rappresentanti studenteschi hanno rassicurato che la situazione è “tranquilla e normale”, sottolineando la dubbia veridicità dei messaggi circolati.
La diffusione rapida dei messaggi ha suscitato preoccupazione, ma non ha portato a ulteriori episodi di violenza. Gli studenti, pur preoccupati, hanno cercato di distinguere tra informazioni verificate e contenuti non confermati. La situazione rimane in attesa di ulteriori chiarimenti, mentre le autorità continuano a monitorare la diffusione di tali contenuti e a valutare eventuali rischi per la sicurezza degli studenti. Nonostante la preoccupazione, non si è verificato alcun episodio violento. Le forze dell’ordine hanno ritenuto i messaggi infondati e hanno indagato per capire l’origine di tali contenuti. Gli studenti, pur preoccupati, hanno cercato di distinguere tra informazioni verificate e contenuti non confermati. La situazione rimane in attesa di ulteriori chiarimenti, mentre le autorità continuano a monitorare la diffusione di tali contenuti e a valutare eventuali rischi per la sicurezza degli studenti.



