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martedì 20 Ottobre 2026

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Esteri

Giulio Regeni, la famiglia chiede all’Egitto di pagare 500mila euro: “Rispettare la parola data”

La famiglia di Giulio Regeni chiede all’Egitto di pagare 500mila euro, richiamando una promessa fatta durante un colloquio con l’ambasciatore.

A quasi dieci anni dalla morte di Giulio Regeni, la famiglia del ricercatore italiano ha lanciato una richiesta concreta all’Egitto: il pagamento delle somme stabilite in via provvisionale dalla Corte d’assise. I genitori, Paola e Claudio Regeni, attraverso i loro legali Alessandra Ballerini e Giacomo Satta, hanno scritto all’ambasciatore egiziano a Roma per sollecitare un intervento concreto per garantire l’esecuzione delle provvisionali. La lettera, inviata oltre due settimane fa, è rimasta senza risposta. Le somme, pari a 500mila euro, sono state riconosciute in favore dei familiari: 200mila euro ciascuno per il padre e la madre e 100mila euro per la sorella Irene. Altri 150mila euro sono stati assegnati alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

Un impegno promesso durante un colloquio privato

Nella lettera, i legali ricordano che l’ambasciatore aveva personalmente garantito di “rispettare qualsiasi decisione della Corte” durante un colloquio privato con i genitori di Regeni. Questa promessa, ora richiamata, è alla base della richiesta di un “attivo intervento per facilitare l’esecuzione del dispositivo della sentenza”. La famiglia ha espresso fiducia nell’impegno dell’ambasciatore, sperando che non venga meno “alla parola data alla famiglia Regeni”. Le somme riconosciute costituiscono un anticipo sul risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, che dovrà essere quantificato in sede civile.

La famiglia Regeni, tuttavia, non si ferma qui. Mentre si attende di conoscere le ragioni della decisione dei giudici, la richiesta di pagamento delle provvisionali rimane un tema centrale. La famiglia spera che almeno le somme riconosciute in via provvisionale trovino concreta esecuzione, come aveva promesso l’ambasciatore durante il colloquio privato. La lettera, inviata due settimane fa, è rimasta senza risposta, e la famiglia attende un riscontro concreto.

Le condanne e la collaborazione delle autorità egiziane

La sentenza di primo grado ha condannato tre agenti dei servizi segreti egiziani per il sequestro di Regeni, avvenuto al Cairo il 25 gennaio 2016. I giudici hanno escluso l’accusa di omicidio, ma hanno riconosciuto quella di sequestro di persona. Il quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è stato assolto. Il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, ha commentato la decisione sottolineando il risultato raggiunto nonostante una “cooperazione non particolarmente proficua” da parte delle autorità egiziane. Il procedimento, ha spiegato, rischiava di rimanere bloccato, ma è stato possibile proseguire anche grazie all’intervento della Corte costituzionale.

La famiglia Regeni ha espresso la sua fiducia nell’impegno dell’ambasciatore, richiamando la promessa fatta durante il colloquio privato. La famiglia spera che l’ambasciatore rispetti la parola data e permetta l’esecuzione delle provvisionali. La lettera, inviata due settimane fa, è rimasta senza risposta, e la famiglia attende un riscontro concreto. La richiesta di pagamento delle somme riconosciute in via provvisionale rimane un tema centrale per la famiglia Regeni, che continua a sperare in un riscontro concreto da parte delle autorità egiziane.

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