Nel caso del duplice omicidio di Giuseppe Bruno e Caterina Raimondi a Squillace, il procedimento contro Nicolino Grande Aracri, accusato di essere il mandante dell’agguato, è tornato alla fase delle indagini. La richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Dda è stata annullata dal gup distrettuale di Catanzaro, che ha ritenuto l’atto prematuro. La decisione è stata presa poiché l’atto era stato depositato prima della scadenza dei 20 giorni previsti dalla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini. Il boss, che aveva precedentemente avanzato un’istanza di interrogatorio, vede quindi il procedimento regredire alla fase iniziale.
Procedimento frammentato e diversi destini per i coimputati
La vicenda giudiziaria si complica ulteriormente, con i coimputati che seguono strade diverse. Salvatore Abbruzzo, accusato di aver gestito la logistica del commando, è stato rinviato a giudizio con l’udienza fissata al 3 novembre. Sandro Ielapi, recentemente diventato collaboratore di giustizia, ha optato per il rito abbreviato e il suo dibattimento è calendarizzato al 20 novembre. Per Francesco Gualtieri, presunto esecutore materiale, il dibattimento è già in corso. La situazione, pur drammatica, si frammenta in tronconi procedurali distinti, in attesa dei prossimi passaggi.
La posizione di Grande Aracri e il contesto storico
Nicolino Grande Aracri, noto boss del ‘ndrangheta, è stato indicato come mandante dell’agguato che nel 2013 causò la morte dei coniugi Bruno e Raimondi. L’omicidio, uno dei fatti di sangue più drammatici della storia criminale del Soveratese, ha suscitato grande scalpore e ha portato a una serie di indagini e procedimenti. La decisione di annullare la richiesta di giudizio per lui rappresenta un ulteriore passo nella complessa dinamica giudiziaria che ha coinvolto diversi soggetti e istituzioni.
La vicenda, che ha visto il boss formalmente interrogato, si svolge in un contesto di tensioni e procedure legali intricate. La decisione del gup distrettuale di Catanzaro ha reso chiaro che l’atto della Dda non rispettava i termini previsti, portando a un ritorno alla fase iniziale del procedimento. Questo ha conseguenze significative, poiché il boss dovrà nuovamente affrontare le indagini, con la possibilità di ulteriori sviluppi. La situazione rimane in attesa di nuovi sviluppi, con i coimputati che seguono percorsi giudiziari diversi e il procedimento che si sviluppa in modo frammentato. La vicenda, pur avvolta in misteri e complessità, rimane un caso emblematico di come le procedure legali possano influenzare il destino di chi è coinvolto in fatti di sangue.
La decisione del gup distrettuale ha reso chiaro che l’atto della Dda non rispettava i termini previsti.
Il boss dovrà nuovamente affrontare le indagini, con la possibilità di ulteriori sviluppi.



