Il forte nubifragio che ha colpito Bosa martedì 20 ottobre 2026 ha riportato al centro del dibattito la gestione del rischio idraulico in città. Il Comitato “Non Ti Temo” ha rilanciato l’allarme, contestando l’impostazione delle opere di difesa idraulica in corso di realizzazione, accusate di concentrarsi solo sul fiume Temo senza affrontare adeguatamente le criticità derivanti dai versanti, dai rii minori e dal drenaggio urbano. La situazione, aggravata dall’apertura dei tombini stradali da parte dei residenti e dallo svuotamento di locali allagati, ha reso evidente la mancanza di una progettazione completa e integrata.
Le opere contestate e la loro logica progettuale
Il Comitato denuncia una mancanza di valutazione unitaria del sistema idraulico, che include non solo il Temo, ma anche i corsi d’acqua minori e il drenaggio urbano. Secondo le contestazioni, le opere previste potrebbero ostacolare il deflusso delle acque verso il fiume, aggravando gli allagamenti che interessano frequentemente la città. Tra le critiche, spicca l’impatto potenziale sul porto fluviale e sugli ormeggi, con rischi per la sicurezza delle attività portuali. La logica progettuale adottata non tiene conto delle interazioni tra i diversi elementi del sistema idraulico.
Un progetto che non risponde alle esigenze dei cittadini
La mancanza di risposte da parte di Regione e Comune rispetto a problemi che i cittadini affrontano quotidianamente durante le precipitazioni intense ha alimentato le preoccupazioni del Comitato. “Bosa diventa la vasca di raccolta delle acque”, ha sottolineato Cristiana Cacciapaglia, consigliera comunale di minoranza e componente del Comitato. La sua dichiarazione richiama l’attenzione sulle conseguenze delle opere previste, che potrebbero non solo non risolvere i problemi esistenti, ma anche peggiorarli. Il Comitato chiede una valutazione globale del sistema idraulico.
Il progetto, suddiviso in tre lotti con un investimento di decine di milioni di euro, ha visto il primo lotto già in cantiere. Tuttavia, il Comitato solleva dubbi sull’impostazione complessiva delle opere e sulla loro capacità di affrontare tutte le criticità idrauliche del territorio. La richiesta è di superare una logica progettuale che, a suo avviso, non tiene conto delle interazioni tra i diversi elementi del sistema idraulico. La sicurezza idraulica di Bosa, a detta del Comitato, non può essere valutata soltanto in relazione alle piene del fiume, ma deve considerare tutte le acque che attraversano il territorio e le condizioni che consentono loro di defluire senza provocare nuovi allagamenti.
La situazione ha riportato al centro la domanda sollevata durante l’assemblea pubblica “Sicuri di essere al sicuro?”: quale sicurezza può garantire un progetto che non affronta in maniera coordinata il deflusso del fiume, dei rii minori e delle acque urbane? Il Comitato chiede agli enti competenti di valutare le opere nel loro insieme e nella configurazione che si intende effettivamente realizzare, prendendo in considerazione anche gli effetti sul drenaggio urbano e sui rii minori. Il Comitato sostiene che le opere contestate non affrontino in modo adeguato le criticità del sistema idraulico, che include non solo il Temo, ma anche i corsi d’acqua minori e il drenaggio urbano. La mancanza di una progettazione integrata potrebbe aggravare i problemi esistenti, rendendo più complessa la gestione del rischio idraulico in città. La sicurezza idraulica di Bosa dipende da una valutazione completa del sistema.



