Una sbarra installata per prevenire il rischio di fenomeni franosi sulla ciclabile che collega Ponte nelle Alpi a Soverzene è diventata un pericolo invisibile, con conseguenze concrete: un anziano ciclista ha riportato lesioni dopo averla urtata nonostante le condizioni di piena luce. Francesco Vascellari, membro del Soccorso Alpino, denuncia una situazione grave sotto il profilo della sicurezza e della ragionevolezza delle decisioni amministrative. L’incidente ha suscitato preoccupazioni e critiche, anche se l’assessore alla Protezione Civile, Fabrizio Fontana, ha spiegato che l’ordinanza di chiusura risale a un’epoca precedente al suo insediamento.
Un pericolo non riconosciuto
La sbarra, installata per impedire il transito a causa del rischio di fenomeni franosi, non è visibile e ha causato un incidente. Vascellari ha assistito di persona all’urto di un anziano ciclista, che procedeva a velocità sostenuta e non ha individuato l’ostacolo. L’episodio ha indotto a una riflessione immediata sull’effettiva sicurezza del dispositivo. È paradossale che un manufatto collocato per tutelare l’incolumità delle persone possa risultare fonte di pericolo.
Le osservazioni di Vascellari riguardano due aspetti principali: la pericolosità della sbarra stessa e la logica complessiva dell’intervento. La visibilità della sbarra appare del tutto inadeguata, e la sua installazione non sembra rispondere a criteri di sicurezza sufficienti. «I fenomeni di distacco e caduta di materiale roccioso appartengono alla naturale dinamica geomorfologica della montagna», ha sottolineato Vascellari, «ma non significa che la sicurezza debba tradursi automaticamente nell’interdizione di un territorio ogniqualvolta si manifesti un fenomeno naturale». La misura adottata, secondo lui, è troppo limitativa e non rappresenta la risposta più adeguata.
Le critiche al sistema di sicurezza
Fontana ha spiegato che l’ordinanza di chiusura risale a un’epoca precedente al suo insediamento e che la sbarra è stata installata dopo che la gente continuava a passare nonostante il divieto. «L’Ufficio Tecnico mi assicura che è visibile e comunque c’è il divieto», ha detto. Tuttavia, l’incidente ha messo in luce una lacuna nella gestione della sicurezza e nella comunicazione delle misure adottate. Fontana ha anche menzionato che è stato individuato un percorso alternativo, ma non sembra aver risolto del tutto il problema. «Nessuno rispettava il divieto», ha affermato, aggiungendo che la Polizia Locale ha emesso una nuova ordinanza nel mese di luglio. Tuttavia, la sbarra non è stata sufficiente a prevenire l’incidente e ha suscitato ulteriori preoccupazioni. Vascellari ha chiesto di rendere pubbliche le valutazioni tecniche che documentano un pericolo concreto e attuale.
La situazione rimane complessa e richiede una riflessione approfondita su come gestire i rischi naturali senza limitare eccessivamente l’accesso a territori montani. La sbarra, sebbene installata per tutelare la sicurezza, ha dimostrato di non essere sufficientemente visibile e di non garantire la protezione attesa. L’incidente con l’anziano ciclista rappresenta un caso concreto che ha sollevato domande importanti sulle decisioni amministrative e sulla gestione della sicurezza in contesti naturali.



