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mercoledì 21 Ottobre 2026

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Cronaca nera

Due vite spezzate a Piano di Sorrento

Due vite spezzate a Piano di Sorrento: Greta e Nicolò, un dolore che unisce una comunità.

Un dolore che unisce una comunità

Piano di Sorrento si è fermata per l’addio a Greta Astarita, 33 anni, e al piccolo Nicolò, che hanno lasciato un vuoto improvviso nella vita di una famiglia e di una comunità intera. La Basilica di San Michele Arcangelo si è riempita di persone, di amici, di conoscenti e di cittadini arrivati per stringersi attorno ai familiari in una giornata nella quale persino le parole sembravano troppo piccole per contenere una sofferenza così grande. La comunità ha trovato conforto nel silenzio e nell’abbraccio.

Un momento di dolore e di fede

Greta aspettava il suo bambino, si preparava ad accoglierlo, le prime carezze, i sorrisi, le notti insonni e tutte quelle piccole cose che compongono la vita di una famiglia. Invece, nel giro di poche ore, tutto è cambiato. A celebrare la messa è stato don Carmine Sorrentino, parroco di Santa Maria di Galatea a Mortora. Le sue parole hanno provato a dare voce allo smarrimento di una comunità ferita, senza nascondere la difficoltà di trovare un senso a quanto accaduto. La fede è stata un sostegno in un momento di profonda sofferenza.

La figura di Nicolò, il piccolo che non ha avuto il tempo di conoscere il mondo, è diventata il simbolo di un dolore che attraversa un’intera città. La sua immagine, pura e incontaminata, ha evocato un ricordo che rimarrà per sempre. La comunità ha trovato nella fede un modo per continuare a sperare. La cerimonia si è conclusa con la presenza delle due bare bianche, un simbolo di una tragedia che ha colpito tutti. Il corteo, gli abbracci, le lacrime e il silenzio hanno raccontato ciò che nessuna cronaca può restituire fino in fondo: la sofferenza di chi resta e deve imparare a vivere con un vuoto improvviso. La comunità ha trovato conforto nel silenzio e nell’abbraccio.

Don Carmine ha ricordato che il mistero della vita e quello della morte restano insondabili. Ha riconosciuto che ciò che si trovava davanti agli occhi dei presenti non era giusto, non era quello che si stava sognando. E ha lasciato spazio anche al dubbio, alla possibilità che qualcuno, davanti a tragedie simili, possa perdere la fede. Non si cercavano risposte, ma conforto.

La comunità, ferita ma unita, ha trovato nella preghiera e nel silenzio un modo per affrontare il dolore e cercare conforto in un momento di profonda sofferenza. La figura di Greta, una donna bella, sorridente, abituata a farsi carico di tante responsabilità, è rimasta impressa nella mente di tutti. La fede è stata un sostegno in un momento di profonda sofferenza. Piano di Sorrento si è fermata per l’addio a Greta e al piccolo Nicolò, due vite che avrebbero dovuto avere davanti un futuro e che, invece, si sono fermate prima ancora che potessero cominciare davvero. La sofferenza di chi resta e deve imparare a vivere con un vuoto improvviso è rimasta impressa nella mente di tutti.

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