Una mostra che va oltre le notizie
A Bari, il Teatro Margherita ospita per il tredicesimo anno consecutivo la 69ª edizione del World Press Photo, un evento che invita a guardare oltre il flusso delle notizie. Dal 16 ottobre all’8 dicembre 2026, 144 scatti selezionati tra oltre 57.376 immagini presentate da 3.700 fotografi di 141 Paesi, compongono una mappa concettuale della contemporaneità. La mostra non si limita a mostrare eventi, ma cerca di restituire contesti, storie e voci che spesso restano fuori dal flusso di informazioni quotidiane. La fotografia di reportage smette di essere semplice testimonianza per farsi strumento di conoscenza.
Le immagini che danno un volto alle grandi questioni
Tra le opere simbolo di questa edizione, spicca “Separated by ICE”, scattata da Carol Guzy per il Miami Herald. L’immagine mostra la deportazione di un padre ecuadoriano davanti agli occhi sgomenti di moglie e figli, spostando la narrazione dalla geopolitica all’intimità violata di una famiglia. Parallelmente, il ritratto di Victor J. Blue per il New York Times Magazine racconta la dignità di una resistenza decennale culminata con la condanna dei carnefici durante la guerra civile in Guatemala. L’immagine di Chantal Pinzi, “Farīsāt: Gunpowder’s Daughter”, si insinua nelle pieghe della Tbourida marocchina per mostrare come un rito tradizionalmente maschile si stia trasformando in uno spazio di emancipazione femminile. Il fotogiornalismo, in questo contesto, non è solo una forma di testimonianza, ma un mezzo per restituire voce e dignità a chi è spesso invisibile.
Un’esperienza educativa per le scuole
La mostra non si limita a un semplice evento espositivo, ma si estende a iniziative pensate per amplificare l’impatto delle immagini e stimolare la riflessione critica. Tra queste, i “World Press Photo Talks”, promossi da CIME in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari, offrono l’opportunità di ascoltare esperti e testimoni per analizzare i nodi cruciali del panorama contemporaneo. Inoltre, gli open day gratuiti riservati ai docenti delle scuole pugliesi permettono di guidare gli insegnanti nella lettura delle opere e fornire loro gli strumenti per accompagnare gli studenti in un percorso di scoperta consapevole.
Le proteste della Gen Z in Madagascar
Tra i temi trattati, spicca la protesta della Gen Z in Madagascar. Nel settembre 2025, gli studenti hanno iniziato a protestare contro i servizi pubblici inefficienti, la corruzione e le difficoltà economiche. Quando il presidente Andry Rajoelina ha sciolto il suo governo ma si è rifiutato di dimettersi, le manifestazioni si sono intensificate. L’11 ottobre, l’unità militare CAPSAT, che aveva insediato Rajoelina con un colpo di Stato nel 2009, ha disertato per unirsi ai manifestanti. Alcuni giorni dopo, i militari hanno preso il potere, promettendo elezioni entro due anni. Con un modello simile a quello delle rivolte della Gen Z in Bangladesh, Nepal e Bulgaria, i giovani del Madagascar hanno imposto un cambio di regime, ma sono stati esclusi dal processo di transizione politica che ne è seguito.
Visitare la mostra a Bari significa concedersi l’opportunità di riflettere sulle fratture e sulle speranze del nostro presente. L’esperienza non si limita a osservare immagini, ma a comprendere le storie che si nascondono dietro di esse. La fotografia di reportage smette di essere semplice testimonianza per farsi strumento di conoscenza.



