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Il mistero dello scheletro di Westminster: un’identità plausibile tra due abati medievali

Un mistero millenario a Westminster: un sarcofago romano ospita le ossa di un abate medievale.

Un mistero millenario si svela a Westminster, dove un sarcofago romano ospita le ossa di un uomo vissuto sette secoli dopo la sua costruzione. L’iscrizione originale indicava un ricco romano del IV secolo, ma le analisi recenti hanno rivelato che i resti interni appartengono a un abate medievale. La scoperta, resa possibile grazie a operazioni di conservazione e indagini archeologiche, ha acceso nuove domande su come un’antica sepoltura potesse essere riutilizzata per un personaggio di alto rango ecclesiastico.

Un’identità plausibile tra due abati

Le caratteristiche dello scheletro, insieme al contesto storico, suggeriscono che le ossa potrebbero appartenere a due figure di spicco della storia medievale dell’abbazia: Aelfwig e Wulnoth, entrambi abati quando Westminster era un monastero benedettino. Aelfwig, morto intorno al 1020, guidò la comunità religiosa per circa 27 anni, mentre Wulnoth, morto nel 1049, ne seguì come successore. «Abbiamo due candidati plausibili per l’identità del defunto nel sarcofago», ha spiegato l’archeologo Warwick Rodwell, consulente dell’Abbazia di Westminster. Il fatto che fosse già un monaco di Westminster rende plausibile che, alla sua morte, gli fosse riservata una sepoltura di particolare prestigio. Le ossa, invece, potrebbero appartenere a un abate vissuto sette secoli più tardi. Il nome scolpito nella pietra non sembra corrispondere all’uomo che vi fu sepolto in seguito, un dettaglio che ha alimentato per generazioni le domande degli studiosi.

Una tomba riutilizzata nel Medioevo

Il sarcofago, originariamente realizzato tra il III e il IV secolo, fu probabilmente adattato per ospitare un morto medievale. Il coperchio, scolpito con una grande croce latina, indica una datazione intorno al X o XI secolo, periodo in cui la sepoltura fu probabilmente riconfigurata. Gli archeologi hanno individuato tracce di una bara di legno, probabilmente decomposta nel corso dei secoli, che suggerisce che il corpo fosse stato dapprima deposto in una cassa lignea e poi collocato all’interno del sarcofago romano.

Resta aperta una domanda: da dove proveniva originariamente la bara? La pietra utilizzata è compatibile con cave dell’Oxfordshire, ma non è chiaro se il sarcofago fosse stato realizzato per una sepoltura nella stessa area di Westminster o trasportato da un altro luogo. Il reperto, oggi esposto nelle Queen’s Diamond Jubilee Galleries, permette di osservare due epoche differenti: l’iscrizione ricorda Valerius Amandinus, il romano per il quale la tomba fu probabilmente costruita, mentre le ossa potrebbero appartenere a un abate vissuto sette secoli più tardi.

Sebbene l’identificazione non sia definitiva, Aelfwig è il nome che meglio si accorda con gli indizi disponibili. Il fatto che fosse già un monaco di Westminster rende plausibile che gli fosse riservata una sepoltura di particolare prestigio. L’archeologo considera questa ipotesi la più convincente, ma non esclude l’alternativa di Wulnoth. La distanza tra ciò che le pietre raccontano e ciò che gli archeologi possono dimostrare rende la scoperta ancora più affascinante. La tomba di Aelfwig, se confermata, aggiungerebbe un nuovo tassello alla storia di Westminster, dove riposano oltre 3.000 personaggi illustri della storia britannica, tra cui Isaac Newton e Charles Darwin. L’abbazia, un simbolo della cultura e della religione, continua a raccontare storie attraverso i suoi reperti, come il sarcofago romano che oggi ospita un mistero da mille anni.

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