La Sardegna si prepara a un passo significativo nella transizione energetica, con l’idroelettrico che si presenta come la prima fonte di energia rinnovabile da sviluppare. L’obiettivo è costruire un sistema energetico regionale sostenibile, con l’attenzione al ruolo pubblico dell’acqua. L’assessore ai Lavori pubblici Antonio Piu e il direttore generale di Enas Giuliano Patteri hanno illustrato i progetti e le prospettive durante la seduta della Commissione Energia, con l’obiettivo di far tornare le 13 centrali idroelettriche gestite da Enel alla Regione nel 2029.
Due modelli diversi per lo stesso obiettivo
Enas gestisce sei centrali idroelettriche, con una potenza installata complessiva di 96,7 megawatt, mentre Enel gestisce 13 impianti in concessione, con 84 dipendenti. I conti di Enas evidenziano una differenza significativa: incassa 6 milioni di euro all’anno, ma spende 18 milioni per interconnettere e pompare l’acqua. L’obiettivo è aumentare la produzione energetica e ridurre i costi che gravano sulla gestione della risorsa idrica. Dieci progetti di mini idroelettrico e fotovoltaico flottante sono in cantiere per recuperare energia e azzerare i costi di interconnessione. Un progetto che ci porterà a decuplicare l’attuale produzione, ha spiegato Piu. L’assessorato sta lavorando a questi progetti per migliorare l’efficienza e la sostenibilità del sistema energetico regionale.
La futura Esco regionale e il ruolo di Enas
La Commissione presieduta da Stefano Tunis punta alla costituzione di una Esco (Energy service company) sarda, una società di servizi energetici di proprietà regionale, per sviluppare la produzione da fonti rinnovabili. Patteri ha però richiamato i limiti legati alla natura dell’ente: “Enas è un ente pubblico economico e tutti i suoi beni sono di proprietà della Regione. Non credo che Enas possa diventare una Esco”. Una posizione condivisa anche dal consigliere Aldo Salaris, già assessore ai Lavori pubblici.
Non è utile ma dannoso sovraccaricare Enas aggiungendole il compito della produzione energetica, ha affermato Salaris. Il focus deve rimanere sulla missione di Enas: garantire acqua alle campagne sarde a prezzi sostenibili. Da qui la necessità di sostenere e rafforzare l’ente, senza perdere di vista le opportunità offerte dagli impianti idroelettrici. La scadenza del 2029 è decisiva: le 13 centrali oggi gestite da Enel torneranno alla Regione e passeranno in gestione a Enas. Un passaggio che aprirà una nuova fase nella gestione pubblica dell’idroelettrico sardo e che rende attuale il confronto su organizzazione, investimenti e modello di produzione. I progetti illustrati da Piu, secondo il presidente della Commissione, vanno nella direzione di un incremento significativo dell’energia rinnovabile.



