La Russa, presidente del Senato, ha espresso un duro giudizio sulla violenza e ha sottolineato come «non vogliono il pane, vogliono i Rolex». In un’intervista al Giornale, ha sottolineato come la violenza oggi sia di tipo consumistico e coinvolga soprattutto immigrati o figli di immigrati, a differenza degli anni Settanta quando era legata a un disagio sociale. «La storia non si ripete mai nella stessa maniera, ma la violenza si assomiglia sempre», ha detto, evidenziando come le devastazioni recenti a Milano siano il frutto di una forma di protesta diversa e più orientata al consumo.
Connessione tra centri sociali e sinistra radicale
La Russa ha anche denunciato una «saldatura» tra i «maranza», i centri sociali e la sinistra radicale, sostenendo che tali gruppi non commettono violenze per disagio sociale, ma per «voglia di possedere il pezzo griffato e pregiato». «Non vogliono il pane, quando c’era il disagio sociale assaltavano le panetterie, oggi vogliono i Rolex e assaltano i negozi del Quadrilatero», ha spiegato, evidenziando una trasformazione nella forma di protesta. Secondo il presidente del Senato, questa forma di violenza non ha nulla a che fare con i grandi temi mondiali, come il conflitto a Gaza, ma è strumentalizzata per finalità nazionali.
La Russa ha criticato la condanna della violenza accompagnata da «se e ma», sottolineando come non sia unanime e che spesso venga usata come alibi per chi si sente protetto. «Se con la condanna ci metti subito un “ma”… allora non va bene», ha detto, criticando certi settori della sinistra che, a suo avviso, usano la condanna per coprire posizioni di impunità. Ha anche risposto a chi ha attaccato la sua figura, sostenendo che «non ero io tra i tanti imputati anche solo di resistenza» e che «ci sono foto nelle quali sono ripreso insieme all’on. Franco Servello mentre andiamo a protestare dal Prefetto».
Prevenzione e sicurezza: il ruolo del governo
La Russa ha espresso appoggio alle misure di prevenzione messe in campo dal governo Meloni, sostenendo che «più è larga la prevenzione, meglio è». Ha anche sottolineato che «quelle quattro ore seduti su una sedia in commissariato, senza che nessuno ti torca un capello, è molto educativo per chi è tentato dalla voglia di creare episodi di violenza». Sul potenziamento delle forze dell’ordine, ha espresso accordo, sostenendo che «paura per le divise ce l’hanno solo i criminali e qualche sessantottino in ritardo con la storia».
La Russa ha lodato l’intervento del Capo dello Stato, sostenendo che «ha fatto la cosa giusta» e che «mi è piaciuto molto, separando la condanna dai se e dai ma». Ha inoltre sottolineato che «il mio certificato penale è sempre stato pulito» e che non ha mai ricevuto una condanna. Ha anche parlato dell’episodio del 1973, in cui un poliziotto, Antonio Marino, perse la vita durante una manifestazione del Movimento sociale italiano, sostenendo che la condanna del Msi fu immediata e netta. «Non c’ero io tra i tanti imputati anche solo di resistenza», ha ripetuto, sottolineando che l’episodio è stato usato come fake news da chi critica la sua posizione.



