La Sardegna vive un momento di forte tensione per la questione dei 102 comuni esclusi dalla classificazione montana, un tema che ha suscitato preoccupazioni e proteste tra i sindaci e i cittadini delle aree marginali. La protesta, organizzata il 18 novembre a Roma, ha visto la partecipazione di una delegazione di sindaci che incontrerà il ministro Calderoli per chiedere un’inversione di rotta. La questione non riguarda solo un aspetto tecnico, ma tocca i diritti dei cittadini che vivono in aree svantaggiate e la possibilità che tali diritti siano realmente uguali a quelli di chi vive in altre regioni.
Un danno economico che colpisce a cascata
La perdita della classificazione montana ha comportato tagli significativi ai finanziamenti, con il Fosmit (Fondo per la montagna) ridotto da 4 milioni nel 2025 a circa 3 milioni nel 2026. Per un comune con 2mila abitanti, il danno economico annuo si aggira sui 200mila euro, tra trasferimenti diretti e contributi da bandi. Tuttavia, le conseguenze si estendono ben al di là del bilancio comunale: le perdite colpiscono a cascata l’economia locale, rendendo più costoso fare impresa, mantenere i servizi di base e contrastare lo spopolamento.
La distanza e la scarsità di servizi aumentano i costi di vita e di gestione dei comuni. La mancanza di infrastrutture, la scarsità di connettività e la distanza dagli ospedali e dai centri di servizio rendono più complessa la gestione dei territori isolani. Questi fattori, insieme allo spopolamento, contribuiscono a un quadro di svantaggio che non può essere misurato con semplici indicatori economici.
Una formula matematica non basta per valutare la perifericità
Il senatore Pd Marco Meloni ha sottolineato che non si può applicare alla Sardegna gli stessi parametri previsti per regioni come Trentino Alto Adige o Lombardia. Una formula matematica non può stabilire cosa significhi vivere in una condizione di perifericità. Per il senatore, è necessario riconoscere la specificità del contesto insulare e delle sue caratteristiche uniche, come la distanza dagli ospedali, la scarsità di servizi essenziali, i tempi di percorrenza, la mancanza di infrastrutture e la fragilità demografica. La perifericità sarda non è un semplice dato statistico, ma una realtà con conseguenze concrete. La questione dei 102 comuni esclusi dalla classificazione montana assume una dimensione più estesa e riguarda l’intera Sardegna, con implicazioni che vanno ben al di là del semplice taglio di finanziamenti.
La battaglia dei comuni ex montani rappresenta un tema cruciale per la governance regionale e nazionale, con implicazioni economiche, sociali e politiche. La protesta non è solo un atto di ribellione, ma una richiesta di riconoscimento della specificità e della fragilità delle aree marginali, che meritano un approccio diverso e più sensibile. La questione dei 102 comuni esclusi dalla classificazione montana è un esempio concreto di come le politiche di sviluppo devono tener conto delle realtà locali e delle loro specificità.



