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Scontri a Milano, ipotesi di guerra ibrida e il ruolo di TikTok

Scontri a Milano, ipotesi di guerra ibrida e il ruolo di TikTok

Il 21 ottobre 2026, a Milano, si sono verificati scontri che hanno suscitato preoccupazioni e dibattiti su possibili forme di guerra ibrida. La premier Giorgia Meloni ha espresso preoccupazione per l’ipotesi di un’azione esterna volta a destabilizzare l’ordine pubblico, sottolineando l’importanza di un’indagine approfondita. L’evento ha visto quattro maggiorenni arrestati e un altro posto ai domiciliari, con un rischio riconosciuto di ulteriori episodi simili. L’ipotesi di un coinvolgimento esterno, in particolare russo, è emersa attraverso analisi degli esperti e di fonti governative, anche se non è ancora confermato.

Guerra ibrida e social media

Secondo il ministro della Difesa Guido Crosetto, l’atto ostile verso l’Italia è stato «portato avanti con strumenti non convenzionali», tra cui piattaforme come TikTok e YouTube. L’analisi indica che l’uso di social media potrebbe aver contribuito a mobilitare i manifestanti, alimentando la protesta e amplificando la tensione. Il modello osservato ricorda situazioni simili in exclave di Ceuta e in Albania, dove l’uso di strumenti digitali ha giocato un ruolo chiave. La guerra ibrida si svolge attraverso canali non tradizionali, come i social media.

Il vertice tra i principali esponenti del governo ha sottolineato l’impatto di tali dinamiche su contesti elettorali. Matteo Piantedosi ha rilevato che «questi sono Paesi in cui, guarda caso, si andrà al voto il prossimo anno». L’ipotesi di una «guerra ibrida» ha trovato supporto anche durante il summit sull’ordine pubblico, dove si è discusso l’importanza di monitorare le attività di mobilitazione online. Le fonti degli appelli sono ben scudate, come ha rivelato un rappresentante del governo.

Le posizioni dei leader

Il vicepremier Matteo Salvini ha espresso scetticismo sull’ipotesi di una regia esterna, sottolineando che «non c’è nessuna regia russa». Tuttavia, il ministro della Difesa ha rilevato una «singolare coincidenza» tra l’interesse di Mosca per il caos in Italia e l’attuale contesto politico. Al contempo, il ministro della Difesa ha sottolineato che «i fatti di Milano e di altre parti d’Italia sono profondamente diversi da quelli vissuti in altre epoche», indicando una forma di violenza nuova e complessa. Roberto Vannacci, invece, ha individuato i responsabili degli scontri in «collettivi studenteschi, centri sociali, black bloc, maranza e baby gang», sottolineando che non si tratta di regie straniere. Tuttavia, un indizio ha alimentato i sospetti: «Le fonti degli appelli sono ben scudate», come ha rivelato un rappresentante del governo. Nonostante ciò, Palazzo Chigi ha precisato che «non si può affermare che siano stati i russi a mandare degli adolescenti a spaccare le vetrine di Milano».

La premier Giorgia Meloni ha espresso indignazione per un titolo del quotidiano «Manifesto» che ha posto una foto delle forze dell’ordine insegue un giovane, quasi fosse una sfida allo Stato. «Che quei ragazzi non fossero lì per il carovita l’ha detto anche chi li ha visti all’opera», ha detto la premier. L’ipotesi di una guerra ibrida ha trovato supporto anche da parte di Matteo Piantedosi, che ha sottolineato il rischio di destabilizzazione del quadro sociale e dell’ordine pubblico. Tuttavia, Salvini ha respinto apertamente l’ipotesi di una regia russa, affermando che «i russi. No, basta».

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