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giovedì 22 Ottobre 2026

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Economia

Welfare in crescita: spesa supera i 715 miliardi, pensioni al centro del sistema

La spesa per il welfare cresce a 715 miliardi, con pensioni che assorbono la metà delle risorse. Il rapporto sottolinea la sfida demografica e la necessità di investimenti.

La spesa per il welfare in Italia ha registrato un incremento significativo, passando da 693 miliardi di euro nel 2025 a circa 715 miliardi nel 2026. Secondo il rapporto “Welfare, Italia”, promosso da Unipol in collaborazione con Teha Group, il settore potrebbe superare i mille miliardi di euro entro il 2037. La previdenza, che include pensioni e contributi, assorbe quasi la metà delle risorse, con un impatto sul Pil del 16,3%, superiore alla media dell’Eurozona. Questo quadro evidenzia l’importanza crescente del welfare come motore economico e strumento di inclusione.

Un sistema in evoluzione

La filiera del welfare ha visto un incremento di oltre 13mila enti e 344mila occupati rispetto al 2023, accompagnato da un aumento del 15% del valore della produzione. Il settore coinvolge oltre 458mila enti pubblici e privati, impiegando 5,1 milioni di persone e generando circa 374 miliardi di euro di valore della produzione. La trasformazione della struttura familiare, con una riduzione del 18% delle coppie con figli e un aumento del 10% dei nuclei monogenitoriali, ha reso necessario un adeguamento delle politiche familiari e dei servizi di welfare a bisogni diversificati.

La previdenza rappresenta la componente principale del welfare, con un peso del 49,5% sul totale delle spese. Il settore ha un impatto sul Pil del 16,3%, superiore alla media dell’Eurozona. La sanità, invece, riceve risorse inferiori rispetto alla media europea, con un contributo del 6,6% sul Pil.

Disparità territoriali e sfide demografiche

Nei servizi di welfare si confermano i forti divari territoriali, con il Mezzogiorno che presenta una maggiore vulnerabilità sociale ed economica e una minore disponibilità di servizi. L’offerta di servizi educativi per la prima infanzia si attesta a 19,3 posti ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni, rispetto ai 37,9 del Nord e ai 40,4 del Centro. Lo scenario demografico, caratterizzato da nascite ai minimi storici (355mila nel 2025 a fronte di circa 652mila decessi) e una riduzione della popolazione in età lavorativa, pone la sfida di garantire la sostenibilità del sistema di welfare nel lungo periodo.

La riduzione della popolazione in età lavorativa richiede interventi mirati per sostenere la natalità e aumentare la partecipazione al mercato del lavoro. Il presidente di Unipol, Carlo Cimbri, ha sottolineato che «se noi vogliamo il welfare dobbiamo far crescere questo Paese». La filiera del welfare si conferma una strategia economica chiave, con la Longevity Economy (over 65) che genera 130,7 miliardi di euro e coinvolge circa 586mila occupati, e la Youth Economy (under 35) che ha un giro d’affari di 114,9 miliardi con 654mila occupati. Tra le proposte avanzate, c’è la valorizzazione della partecipazione attiva dei senior e il sostegno alle nuove generazioni, rafforzando competenze e indipendenza.

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