Le prime piogge d’inverno della stagione hanno colpito la Striscia di Gaza nella mattina del 7 novembre 2026, trasformando i campi di accoglienza in pozze d’acqua e costringendo migliaia di famiglie a fuggire dall’acqua. L’evento ha interessato le aree più densamente popolate di rifugiati, da Gaza City a Khan Younis, passando per Deir el-Balah e l’ampio settore costiero di al-Mawasi. Secondo le autorità locali della civil defence, in sole dieci ore sono state registrate circa 1.500 chiamate di soccorso, con un aumento del livello dell’acqua di 30-40 cm in alcuni centri di accoglienza, che ha sommerso materassi, coperte e persino parti dei tetti di tela.
Emergenza umanitaria e rischi per i più vulnerabili
Il portavoce della difesa civile, Mahmoud Basal, ha dichiarato che la situazione ha superato le previsioni più pessimistiche, con famiglie costrette a lasciare immediatamente i rifugi allagati. La mancanza di struttura protettiva rende le tende inadatte a resistere alle intemperie. Basal ha sottolineato che neonati prematuri, anziani e pazienti cronici sono i gruppi più vulnerabili. «Chi vive nelle tende è a rischio di morte in qualunque momento, e di malattia in qualunque momento», ha detto, evidenziando il pericolo di infezioni respiratorie e di diffusione di malattie gastrointestinali in ambienti umidi e poco igienizzati.
Limitata capacità di soccorso e mancanza di risorse
Le difficoltà non sono solo ambientali. Il direttore della civil defence di Gaza governorate, Raed al-Dahshan, ha dichiarato che il personale operativo “non dispone nemmeno di una singola tenda o di un telo impermeabile”. La mancanza di risorse di base limita la capacità di intervenire rapidamente, rendendo ogni operazione di salvataggio un’impresa rischiosa. Il coordinamento umanitario è ostacolato da un flusso ridotto di veicoli di soccorso: ogni giorno entrano in territorio gazanico tra 180 e 200 camion, ben al di sotto delle 600 unità previste dal protocollo di cessate-fuoco.
Di questi, solo una decina di percorsi trasporta effettivamente aiuti, mentre i restanti trasportano carburante o materiali di ricostruzione. Mohammed Salha, direttore della Palestinian NGO Network, ha denunciato una scorta di 50.000 tende rimasta dall’altra parte del confine egiziano, pronta per essere distribuita ma ancora non autorizzata all’ingresso. Le richieste di nuove tende e riscaldamento sono urgenti per più di un milione di sfollati.
Nel frattempo, le autorità locali hanno evidenziato che più di 125.000 famiglie situate lungo la costa di al-Mawasi temono che le loro tende possano essere travolte dal mare, in quanto le piogge continuano a gravare sulle dune e sulle barriere naturali. Con 900.000 persone già accampate in quest’area, la minaccia di ulteriori alluvioni è reale e pressante. La combinazione di una tempesta improvvisa, una capacità di risposta limitata e restrizioni logistiche sta generando una crisi umanitaria senza precedenti nella Striscia di Gaza. Le richieste di intervento immediato si moltiplicano, mentre le autorità internazionali sono spinte a riconsiderare il loro approccio verso un’apertura più efficace dei corridoi di aiuto. La situazione rimane drammatica e le famiglie sono costrette a vivere in condizioni estreme, con la speranza di un aiuto che non arriva abbastanza in fretta.



