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sabato 7 Novembre 2026

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Economia

Carburanti in calo, imprese indipendenti in crisi: “Non possiamo più sostenere il costo”

Distributori indipendenti in difficoltà per price cap: rischio chiusura e perdite mensili di 2.700 euro.

Da quando è entrato in vigore il price cap, introdotto da grandi compagnie come Eni, Q8 e Ip a partire dal 28 settembre, si osserva un altro lato della situazione, non solo per i consumatori, ma anche per le imprese del settore. I distributori indipendenti, noti come pompe bianche, stanno affrontando una crisi senza precedenti, con un calo delle vendite che si aggira intorno al 29% e perdite mensili stimabili a circa 2.700 euro per impianto. La situazione, secondo le associazioni del settore, rischia di compromettere la sopravvivenza di numerose aziende, con oltre il 40% delle 20mila pompe self in Italia che appartengono a operatori non legati alle grandi aziende petrolifere.

Imprese in bilico, 30mila posti di lavoro a rischio

La crisi colpisce duramente i piccoli imprenditori, che non riescono più a ripagare i costi di acquisto all’ingrosso, nonostante i prezzi alle pompe siano stati limitati. Molti di loro, come racconta un dipendente di un distributore a Coverciano, hanno visto ridurre l’orario di lavoro e si trovano a dover cercare alternative. «Dovrò lasciare il lavoro, non ho altre soluzioni», dice il dipendente, mentre il titolare ha ridotto i suoi orari. La situazione si fa drammatica, con un rischio concreto di chiusura per molte aziende, mettendo a rischio 30mila posti di lavoro.

La perdita di clienti e la svalutazione delle scorte aggravano la situazione. A livello nazionale, stando alle rilevazioni di Assocostieri, dal 28 settembre le vendite degli impianti indipendenti sono in calo mediamente del 29%, con perdite stimate in circa 2.700 euro al mese per impianto. A ciò si aggiunge una svalutazione delle scorte quantificata in circa 281mila euro. Il proprietario di un distributore indipendente nel quartiere de Le Cure confessa di «aver perso il 70% della clientela» da fine settembre.

Chiesto un tavolo interministeriale per salvaguardare il settore

Confcommercio e le associazioni aderenti hanno chiesto al governo un riconoscimento dello stato di crisi e l’apertura di un tavolo interministeriale per trovare soluzioni. «Contenere il prezzo dei carburanti è un obiettivo che condividiamo, ma non si può farlo scaricando i costi su una parte della filiera e creando nuove distorsioni della concorrenza», ha sottolineato Pasquale Russo, vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conftrasporto. L’appello include l’attivazione degli ammortizzatori sociali, la sostenibilità della liquidità delle imprese e misure compensative per le perdite sulle scorte.

Il governo è chiamato a prendersi la responsabilità. Assopetroli-Assoenergia, in un comunicato, ha confermato l’appello al governo, sottolineando che «il beneficio si concentra sulle reti delle grandi compagnie, mentre gran parte degli utilizzatori professionali resta esclusa». Il presidente Andrea Rossetti ha aggiunto che «il governo ha promosso questa misura e porta la responsabilità di come è stata impostata». La situazione, se non risolta, potrebbe portare a un ulteriore distacco delle imprese indipendenti dal mercato, con conseguenze pesanti per l’intero settore.

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