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sabato 7 Novembre 2026

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Esteri

La Cina sfrutta l’incertezza USA per rafforzare la sua influenza in Medio Oriente

La Cina cerca di sfruttare l’incertezza Usa per rafforzare la sua influenza in Medio Oriente dopo le midterm.

La sconfitta repubblicana alle elezioni di midterm ha aperto una fase di incertezza per la politica estera americana, proprio mentre Donald Trump cerca una via d’uscita dalla guerra contro l’Iran. In questo contesto, la Cina, principale acquirente di petrolio iraniano, potrebbe sfruttare l’incertezza per consolidare la sua influenza in Medio Oriente. La relazione asimmetrica con l’Iran, tuttavia, presenta contraddizioni strategiche. A Pechino, intanto, Xi Jinping intensifica i contatti diplomatici con le principali capitali del Golfo, cercando di capire quali opportunità possano emergere dalle difficoltà politiche dell’amministrazione statunitense.

Un rapporto asimmetrico tra Cina e Iran

La Cina, pur essendo il principale acquirente di petrolio iraniano, dipende molto più di quanto Pechino dipenda da Teheran. Nel 2025, oltre l’80% delle esportazioni petrolifere marittime iraniane era destinato alla Cina, mentre il greggio iraniano rappresentava appena il 13% circa delle importazioni petrolifere cinesi via mare. Questa asimmetria ha reso la relazione sino-iraniana un’arma a doppio taglio: Teheran utilizza la minaccia alle rotte marittime e il sostegno ai propri partner regionali per compensare la superiorità militare americana, mentre Pechino ha bisogno di stabilità energetica e sicurezza commerciale.

Lo Stretto di Hormuz, punto di convergenza tra questi interessi, ha visto le restrizioni iraniane alla navigazione rafforzare temporaneamente il potere negoziale di Teheran, ma danneggiare gli interessi economici cinesi. Le recenti esenzioni concesse alle navi di Cina, India, Iraq e Qatar mostrano quanto il controllo dello stretto sia intrecciato con una complessa partita diplomatica. Per Xi Jinping, dunque, le difficoltà di Trump potrebbero rappresentare un’occasione per rafforzare il ruolo cinese nella regione.

Un’occasione per Pechino

Da gennaio, il Congresso a maggioranza democratica potrà esercitare maggiori pressioni sull’amministrazione Trump, anche sulla gestione del conflitto iraniano. Il presidente conserverà comunque ampi poteri in materia di sicurezza nazionale e dovrà decidere se accelerare i negoziati oppure rilanciare la pressione militare. Per Pechino, questa incertezza potrebbe aprire nuovi spazi diplomatici. Negli ultimi giorni, Xi ha ricevuto il sultano dell’Oman, mentre il ministro degli Esteri Wang Yi ha incontrato rappresentanti di Arabia Saudita e Iran. Una sequenza di iniziative che precede il previsto incontro tra Trump e Xi a Shenzhen e che conferma l’interesse cinese a consolidare la propria presenza regionale. La Cina parte da una posizione economicamente favorevole, essendo il principale acquirente del petrolio iraniano e mantenendo profonde relazioni commerciali con le monarchie del Golfo. Tuttavia, il rapporto sino-iraniano presenta un’asimmetria sempre più evidente, che attribuisce alla leadership cinese una notevole capacità di pressione, ma introduce anche contraddizioni strategiche.

Resta da capire quanto Pechino sia disposta a impegnarsi nella gestione di una crisi che minaccia anche i suoi interessi. La Cina, infatti, ha bisogno di stabilità energetica e sicurezza commerciale, mentre l’Iran continua a considerare la minaccia alle rotte marittime e il sostegno ai propri partner regionali strumenti fondamentali per compensare la superiorità militare americana. La complessità di questa relazione potrebbe influenzare i nuovi equilibri diplomatici in Medio Oriente, in un contesto di crescente competizione strategica tra il Mediterraneo e l’Indo-Pacifico.

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