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giovedì 17 Settembre 2026

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La difesa non è solo armi: chi si oppone al riarmo non è un disertore

La difesa non è solo armi: chi si oppone al riarmo non è un disertore.

La difesa non è solo armi, né il riarmo è l’unica forma di protezione. Chi si oppone alla corsa alle spese militari, chi propone strade diverse dalla forza, chi ricorda che la pace non nasce dalle armi diventa un “disertore”, un traditore dell’articolo 52 della Costituzione. Ma questa accusa è ingiusta e distorta, perché il dovere di difesa non coincide con l’obbligo militare e può essere adempiuto anche attraverso adeguati comportamenti di impegno sociale non armato.

La difesa civile non armata è un’alternativa legittima

La Consulta ha già fissato un principio netto: il dovere di difesa è inderogabile, ma il servizio armato è soltanto uno dei modi possibili, «nei limiti stabiliti dalla legge». Con la sentenza 164 del 1985, già anticipata dalla 53 del 1967, la Corte costituzionale ha chiarito che la difesa può essere esercitata anche in modo non violento. E la distinzione tra difesa e forza armata è proprio quella che ha reso possibile l’obiezione di coscienza, un’alternativa che oggi viene liquidata come diserzione. La guerra non produce pace, ma distrugge ciò che si dovrà ricostruire. Le forme di difesa più efficaci non sono quelle armate, ma quelle civili, come la difesa non armata, la diplomazia, la cooperazione e la costruzione della pace. Esistono esempi concreti già realizzati, che dimostrano come la pace non nasca dalle armi, ma dal rispetto delle persone e dei loro diritti. La guerra, invece, distrugge ciò che si dovrà faticosamente ricostruire.

La parola “diserzione” è usata al contrario

Le parole vengono svuotate, usate al contrario del loro senso, e nessuno ne risponde. La parola “diserzione” è diventata un marchio d’infamia, mentre chi sceglie di difendere la patria in modo diverso viene accusato di tradimento. Ma è proprio questa distinzione che ha permesso a chi si oppone alla guerra di adempiere il dovere di difesa in un altro modo. Gli obiettori di coscienza non hanno abbandonato la difesa: hanno scelto un’altra strada, non un abbandono.

La difesa non è solo armi, ma un impegno sociale. Chi appiattisce l’articolo 52 sulla sola forza armata non lo difende: lo forza. La vera sicurezza non può nascere dalle armi, ecco perché serve una difesa civile. La campagna “Un’altra difesa è possibile” fa riferimento diretto proprio all’articolo 52 dal 2014. Oggi è in una nuova fase: negli ultimi sei mesi abbiamo raccolto oltre 50mila firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare, che ci apprestiamo a depositare in Parlamento.

Chiediamo spazio, in condizioni di parità, per un dibattito culturale che non sia silenziato. Sappiamo di poter essere criticati, e va benissimo: c’è chi giudicherà ingenui la nonviolenza e il pacifismo, e ne ha tutto il diritto. Chiediamo però che lo si faccia nel merito, senza argomenti fantoccio e senza mistificare la Costituzione. Chiudo con una domanda a chi invoca il riarmo “ineluttabile”: come mai in 25 anni le spese militari mondiali sono raddoppiate e le guerre, invece di diminuire, sono soltanto aumentate?

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