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martedì 22 Settembre 2026

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Politica

Il Quirinale e il ruolo crescente del Presidente nella politica italiana

Il Presidente della Repubblica interviene sempre più spesso nella politica italiana, sollevando interrogativi su limiti e responsabilità istituzionali.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si trova al centro di un dibattito crescente sul ruolo che il Quirinale gioca nel confronto politico italiano. Fino a quando il Presidente continuerà a essere uno dei protagonisti più ascoltati e influenti del dibattito pubblico, anche quando il Parlamento e il governo sono chiamati a decidere su materie che appartengono pienamente al loro indirizzo politico? La domanda torna inevitabilmente dopo l’intervento di Mattarella all’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice, dove ha definito la scuola «la leva più efficace di integrazione» per chi viene da altri Paesi e per i figli di immigrati nati in Italia.

Il Quirinale e il potere di garanzia

La Costituzione assegna al Capo dello Stato poteri importanti e responsabilità precise, ma il ruolo del Quirinale si è progressivamente ampliato. Anche durante la crisi del governo Conte II, Mattarella ha conferito a Mario Draghi l’incarico di formare un nuovo esecutivo, un atto che ha reso evidente quanto il Quirinale sia diventato il vero snodo attraverso il quale passano le decisioni decisive sulla formazione del governo. Il Presidente, con le sue parole, ha un peso istituzionale enorme, tanto più quando interviene su questioni sulle quali maggioranza e opposizione stanno combattendo una battaglia politica.

Il governo non ha un mandato illimitato, ma deve rispettare la Costituzione e il Parlamento. Il caso Savona nel 2018 ha segnato un punto di svolta. Mattarella ha rifiutato la proposta di Paolo Savona al ministero dell’Economia, spiegando che la designazione avrebbe potuto essere interpretata come un messaggio di allarme. Il Presidente ha rivendicato esplicitamente la propria responsabilità istituzionale nella firma della nomina dei ministri. Il governo, nato da una maggioranza parlamentare, non poteva presentarsi al Quirinale con la squadra che aveva scelto per uno dei ministeri più importanti della Repubblica. Il caso è diventato simbolo di una questione non ancora risolta: fino a dove arriva il potere di garanzia del Presidente e dove comincia la responsabilità politica di chi ha ricevuto il mandato parlamentare per governare?

Un equilibrio fragile

Il Presidente, con le sue dichiarazioni, ha un impatto politico notevole, soprattutto quando tocca questioni su cui il governo sta costruendo una precisa linea programmatica. Nel caso della scuola, il governo sostiene che il limite alla concentrazione di alunni stranieri serve a evitare la formazione di classi ghetto e a favorire una migliore integrazione. Il Presidente, invece, insiste sulla scuola come principale strumento di integrazione e sulla necessità di non creare barriere. Il confronto sulle rispettive tesi è perfettamente legittimo, ma il rischio è che il potere morale del Quirinale si trasformi, nella percezione pubblica, in un indirizzo politico permanente.

La Repubblica funziona attraverso un equilibrio delicatissimo: il Presidente garantisce, il governo governa, il Parlamento legifera e gli elettori giudicano. Quando questi confini diventano troppo sfumati, a perdere non è una parte politica, ma la chiarezza stessa della responsabilità democratica. Il Quirinale non può diventare il luogo nel quale la politica cerca preventivamente l’ultima parola. La Costituzione attribuisce al Presidente una funzione di garanzia straordinariamente importante, ma proprio per questo quella garanzia deve restare riconoscibile, distinguibile dall’indirizzo politico e, soprattutto, uguale nei confronti di qualunque maggioranza sieda a Palazzo Chigi.

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