La bassa fecondità in Italia non dipende solo dai desideri individuali, ma da barriere strutturali, come dimostra uno studio pubblicato sull’European journal of population. La ricerca, condotta da studiosi di Milano, Roma e Trento, mette in luce come l’offerta di servizi per l’infanzia – nidi e servizi integrativi – abbia un effetto positivo e significativo sul numero di nascite. Secondo l’Istat, nel 2023-24 la copertura dei posti disponibili per bambini è al 31,6%, con enormi disparità geografiche: nel Sud si arriva a 19 posti su 100, mentre in altre regioni la copertura è superiore.
Investire nei servizi, non solo in bonus
La ricerca sottolinea che l’aumento della disponibilità di servizi Ecec (Early Childhood Education and Care) ha un impatto diretto sulle scelte familiari. Per farlo, i ricercatori hanno confrontato l’andamento delle nascite nei comuni in cui la copertura è aumentata con quello di comuni analoghi, appartenenti alla stessa regione, nei quali la copertura è rimasta invariata. Il risultato più rilevante si è ottenuto dove un’iniziale copertura del 10-20% è arrivata a superare il 30%, con un incremento medio di 6,25 nascite, un aumento del 12% rispetto al dato precedente.
Disparità e finanziamenti regionali
La legge di bilancio ha previsto risorse specifiche per aumentare i posti nei territori con un’offerta insufficiente: 300 milioni di euro nel 2025 e 450 milioni nel 2026, confluiti nel Fondo speciale per l’equità del livello dei servizi. Tuttavia, la distanza tra offerta e accesso rimane rilevante: il paper stesso richiama fattori come liste d’attesa, distanze, costi e criteri di accesso. Per aiutare i genitori a orientarsi, l’Inps ha avviato una banca dati nazionale delle strutture convenzionate per il Bonus nido e una mappa geolocalizzata dei servizi. La ricerca non rileva effetti di saturazione: anche nei territori con livelli di copertura più elevati, ulteriori aumenti sembrano produrre comunque effetti. Questo può nascondere differenze molto ampie: un territorio che ha già un’offerta del 45% può compensare statisticamente uno che resta sotto il 10%. Così, la media può migliorare senza che i territori più scoperti raggiungano il livello minimo previsto dalla legge.
- 31,6 posti su 100 bambini nel 2023-24
- 300 milioni di euro nel 2025 e 450 milioni nel 2026
- 12% di incremento delle nascite con un aumento della copertura
La ricerca sottolinea che investire nei servizi può non solo rallentare il declino demografico, ma anche offrire una possibilità di scelta. Secondo un’analisi pubblicata su LaVoce, il Bonus nido aumenta la probabilità che le donne restino occupate dopo la nascita di un figlio: l’effetto arriva a circa sei punti percentuali tra le madri che utilizzano la misura. Tuttavia, lo stesso studio mostra anche i limiti di un trasferimento monetario quando l’offerta di servizi è insufficiente: dove i nidi mancano, i bonus non bastano.



