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mercoledì 23 Settembre 2026

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Nove italiani su 10 seguono l’economia, ma solo un terzo approfondisce

Nove italiani su 10 seguono l’economia, ma solo un terzo approfondisce.

Nove italiani su dieci seguono i temi economici e finanziari, ma solo un terzo va oltre le notizie generaliste. L’89% dichiara di prestare attenzione a finanza e mercati, mentre appena il 31% consulta abitualmente testate e fonti specializzate. Il resto si informa soprattutto attraverso telegiornali, quotidiani generalisti e social. Un divario che si accentua tra le generazioni più giovani e che racconta un rapporto con l’economia fatto di grande interesse, ma spesso di approfondimenti limitati. Il fenomeno è particolarmente evidente tra i Millennials e la Generazione Z, che si informano esclusivamente attraverso fonti non tecniche.

Un dibattito tra dati e interpretazioni

Il senatore dem Antonio Misiani ha sottolineato che il giornalismo economico deve costruire un ponte tra le persone e dati che possono apparire apparentemente incomprensibili. “L’economia è una faccenda di numeri, ma la vita di quell’89% delle persone che si informa di economia non è fatta solo di numeri”, ha spiegato. Il riferimento è alla revisione diffusa dall’Istat, che “ha confermato un indebitamento al 3,1%”. Misiani ha sottolineato che la politica può leggere questi numeri in modi diversi, ma non deve mettere in dubbio chi li produce, come l’Eurostat. La complessità dei dati non deve essere trascurata.

Il 58% degli italiani appartiene alla categoria degli “informati passivi”: segue l’economia attraverso i media generalisti o le piattaforme social senza rivolgersi abitualmente a fonti tecniche. Gli “informati attivi”, quelli che cercano invece testate e canali verticali per approfondire, sono il 31%. Un fenomeno particolarmente evidente tra i giovani: il 66% dei Millennials e il 58% della Generazione Z si informa esclusivamente attraverso fonti non tecniche. Tra i ragazzi della Gen Z, inoltre, solo il 18% consulta fonti specializzate.

Le priorità degli italiani e il ruolo dello Stato

Per il 21% degli italiani lo Stato dovrebbe intervenire attraverso la leva fiscale per ridurre le disuguaglianze economiche e sociali. Segue, al 18%, la funzione regolatrice, con la richiesta di regole chiare, tutela del lavoro e corrette condizioni di concorrenza. Innovazione e stabilizzazione dei cicli economici raccolgono entrambe il 15%. La sanità, la scuola e le energie rinnovabili sono considerate priorità per il futuro, con il 56% che indica la sanità come la priorità principale. Seguono istruzione e formazione ed energie rinnovabili, entrambe al 43%. La dimensione sociale è al centro del dibattito.

Il 27% degli intervistati indica l’Unione europea come il fattore con maggiore impatto sull’economia italiana. Quando si passa invece alle priorità per la crescita futura, gli italiani guardano soprattutto ai servizi essenziali e alla transizione energetica. La sanità è in cima alla lista, indicata dal 56% del campione. Seguono istruzione e formazione ed energie rinnovabili, entrambe al 43%. Più indietro i settori a maggiore componente tecnologica: intelligenza artificiale e robotica sono considerate una priorità di investimento soltanto dal 17%. Il deputato di Fratelli d’Italia Marco Osnato ha richiamato alla necessità di leggere i dati senza semplificarli o piegarli alle diverse posizioni politiche.

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